Quando riprese coscienza di sé Sonio notò che il suo anfitrione lo aspettava ai margini di un sentiero.

«Mentre non ero con te, ho ricevuto un vecchio filosofo che mi ha sottolineato l’importanza di essere peripatetico e di come tale termine abbia anche una derivazione femminile con un significato simile ma non uguale. Ma temo che abbia voluto fare dell’ironia. Comunque passeggiamo?»

Sonio non si fece pregare ed accettò volentieri, aveva ancora tante domande da porre!

«E del tempo che mi dici?»

Lo guardò come un premio nobel potrebbe osservare uno studente delle scuole medie.

«Lo sai bene che si tratta solo di unità di misura inventate da voi per comodità; milioni di altri mondi hanno il loro tempo ma qui l’idea non esiste: è una dimensione che non ci appartiene…»

«Ma così, tanto per farmi un’idea, da quanto tempo sei qui?»

«Diciamo dal vostro Big Bang!»

Sonjo rimase interdetto e poi riprese.

«E non mi è chiara nemmeno la storia dell’ascensione ad altri livelli…di cosa?»

Con infinita pazienza Rehegep si sedette su quello che avrebbe potuto essere un piccolo masso.

«Di conoscenza e consapevolezza. Funziona così. Immagina di essere nella tua forma umana agli inizi della evoluzione e portare ai primitivi, che so, delle tecnologie qualunque che magari vedrebbero la luce naturalmente dopo migliaia di anni. Immagina la loro reazione: nella migliore non saprebbero che cosa farsene, nella peggiore le distruggerebbero e te con esse qualora ti vedessero come un disturbatore dell’ordine sociale o contrapposto alle loro credenze e convinzioni religiose; qualche tempo fa ho ricevuto un altro terrestre che poi ho scoperto chiamarsi in modo curioso, Galileo Galilei. Facendo lo stesso discorso ci siamo fatti grandi risate pensando alla miopia di quel tal cardinale Bellarmino che non poteva sopportare le teorie copernicane e galileiane sul moto dei pianeti e sul sistema eliocentrico; quando poi è toccato a lui presentarsi avresti dovuto sentire con che becco difendeva le sue teorie!»

«Cosa ne è stato di lui?»

«Va sù e giù: è un dannato testone! Ma tornando a noi, in qualunque caso, se si salvasse qualcosa  dell’anticipazione del futuro, aumenterebbe solo i dubbi in qualche archeologo che inizierebbe a fare delle congetture, la maggior parte delle quali campate in aria. Non vedo un’utilità in nessun caso. L’evoluzione deve avvenire per gradi così come la coscienza e la consapevolezza; solo quando sei pronto, puoi passare oltre. Nelle vostre scuole non funzionava così?»

Un corteo formato da tante energie pulsanti li superò e disparve all’orizzonte.

«Ecco vedi, quelle che hai appena percepito sono spiriti pronti e stanno passando ad incarichi superiori»

«Quali?»

«Mantenere gli equilibri». E non volle aggiungere altro.

Più passava il “tempo”, maggiore era la quantità di frammenti della sua recente vita passata che riaffioravano, mescolati in un caleidoscopio di colori, suoni, emozioni. Non era certo di nulla, neppure che si trovasse su un palcoscenico vero o in un sogno, ma di sicuro si sentiva, esisteva come realtà individuale, integra, completa. Se avesse dovuto descrivere sulla terra tutte le sensazioni, i pensieri che stava vivendo, di sicuro avrebbe dato da lavorare ai migliori psicologi e psichiatri dell’intero pianeta.

Quando incontrò nuovamente Rehegep lo vide intendo a mordere un frutto che aveva appena colto da una pianta.

«Pensavo che le vostre esigenze fossero solo di natura spirituale», osservò non senza malizia.

«A parte il fatto che si tratta delle “nostre” e non delle “vostre” esigenze, mi pare di ricordare che per ben gestire discorsi impegnati un poco di convivialità fosse importante per la tua precedente specie! Comunque devo dire che è buono questo frutto.»

«Chi è Dio»

«Così, al brucio? Non lo so»

«E no mio caro, non pensare di svignartela così. Sulla terra si scannano da generazioni in nome di un Dio e tu che sei ai piani alti non hai idea di chi sia il tuo datore di lavoro? Troppo facile!»

Questa volta a Rehegep sfuggì uno sguardo di commiserazione.

«Giovanotto calma e gesso. Non si tratta di stabilire chi o che cosa sia: la tua capacità di comprensione è infinitamente minuscola: sei come un elaboratore che con pochi mega di ram voglia elaborare millenni di calcoli complessi: fonderesti subito. Per darti un’idea, ma solo una vaga, vaghissima idea, pensa ad un concetto, una relazione, un logaritmo, una macchina complessa o ciò che meglio ti pare che sottintenda al perfetto funzionamento dell’intero sistema. Se riesci ad immaginare tutto questo sei solo al vicario. L’idea stessa di Dio è perfezione, equilibrio, amore. E non ci sei neppure vicino.»

E sbuffando, se ne andò, lasciando Sonjo nei turbamenti.

Chi siamo dunque.

Miliardi e miliardi di esseri viventi che popolano o hanno popolato le galassie di questo infinito universo che giocano a risiko con la propria esistenza tutti i giorni per affidarsi ad un’idea talmente grande da non poter intendere, capire, interpretare. Fidarsi ed affidarsi è questa l’unica chiave per l’esistenza eterna?

O vedersi gestire gli eterni ritorni nell’attesa che un Dio o una idea di Esso si concretizzi e ci dia certezze, speranze.

Se fossi nato pietra probabilmente non avrei a vuoto tutte queste responsabilità che alla lunga mi rendono però stanco, fiaccato dalle mie scarse forze. Nascere e morire comunque non sono scherzi da poco, ci va coraggio, ci va impegno, così come vivere una vita intera.

Ne varrà la pena?

C’è chi dice no, ma vorrei essere tra quelli che dicono di sì.

Si rivide con Rehegep sulle rive di un lago. Pescava tranquillo. Al suo look abituale aveva aggiunto una pipa di schiuma con la quale faceva volteggiare anelli di fumo nell’aria immota.

«Preso qualcosa?»

«Solo se desidero prenderlo –si sentì rispondere con una strizzata di occhi– e se lo desidero veramente. Dunque che idea ti sei fatto?»

«Credo che farò il ragazzo dell’ascensore per un bel po’ di tempo»

«Io credo invece che tu stia incominciando a capire come ci si prepara ai prossimi passi: umiltà e pazienza»

«Ma secondo te quante volte durerà il mio purgatorio?»

«Non dipende certo da me –sorrise– ma da te. Il libero arbitrio è questo: decidere quando tu sia pronto per ascendere spetta solo a te; non avere fretta di risponderti: hai a disposizione tutta l’eternità»

E, andandosene, lo lasciò così, a bocca aperta.

In memory of Luca Chisotti

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