«Eh, sveglia!» -disse il tipo, scuotendolo- «Ora è passato, è stato duro ma è passato»

«Dove mi trovo? Mi sento frastornato e indolenzito, ma forse non è il termine giusto…»

«Frastornato si, indolenzito effettivamente no perché si riferisce al corpo; e tu il corpo non l’hai più…»

«Perché?»

«Oh bella, ma perché sei morto!»

«Mortooo?»

«Morto!»

Non riusciva a credere a quelle parole; vedeva, si vedeva e si toccava, anche se la percezione del tatto era più formicolante, elettrica se vogliamo. Ma non si dava pace di essere morto quando in fondo, si sentiva così vivo e presente a se stesso.

«Non preoccuparti –gli disse il suo interlocutore con dolcezza– è normale sentirsi così, capita a tutti dopo il grande salto; ed è normale non ricordare nulla o poco del tuo recente passato corporeo: qualche ricordo affiorerà pian piano; gli antichi greci avevano inventato il Lete, l’immaginario fiume degli inferi immergendosi nel quale le anime perdevano i ricordi belli o brutti che fossero, per non soffrire più…»

L’entità che aveva davanti era difficile da descrivere perché a seconda dei momenti appariva eterea, incorporea oppure assumeva una forma apparentemente fisica non ben definibile; comprendendo il suo disagio, si trasformò di lì a poco in un umanoide curioso e buffo vestito in modo quantomeno curioso, come un patchwork di forme bizzarre: stivali da corsaro, calzoni variegati a sbuffo come le guardie svizzere papali, camicia di lino senza collo con una corazza di cuoio come i guerrieri imperiali romani, anelli alle dita di quelle che potevano essere delle mani, con un po’ di fantasia. In testa un cappello a cilindro copriva la fronte di un viso spigoloso incorniciato da una barba ispida e rossiccia.

«Come posso chiamarti e come posso chiamare me, visto che mi riconosco ma non so più chi sono»

«Puoi chiamarmi come meglio ti aggrada. In quanto alla mia forma, beh, diciamo che da queste parti ne arrivano di tutte le specie da ogni parte dell’universo; mettendo insieme le esperienze dei loro ricordi, vaghe tracce labili, cerco di essere almeno all’inizio, il più famigliare possibile; Rehegep potrebbe andarti bene?»

«Ed io?»

«Sei stato tanti nomi nel tuo passato…Sonjo?»

«Vada per Sonjo, almeno ho una identità»

Rehegep si mise a ridere.

«Ma guarda che la tua identità non l’hai mai persa, tu appartieni a questa idea di mondo; nell’altro ci sei solo andato in prestito per fare delle esperienze a tempo determinato, ma il tuo posto è ed è sempre stato qui. Ora ci sei tornato portando un carico maggiore di esperienza e conoscenze che se sufficienti, ti permetteranno di passare ad un livello superiore; se non sufficienti invece, tornerai giù per un altro giro…di giostra!»

«Dunque tu…»

«Io –lo prevenne Rehegep— dirigo il traffico in entrata; accolgo, spiego, conforto, consolo se è il caso. Mi commuovo anche, soprattutto quando arrivano i bambini a cui una malattia o un fatto violento ha interrotto così bruscamente un viaggio appena iniziato.»

«Già, perché i bambini?»

«Mah, delle volte ho provato a chiedere ottenendo solo risposte vaghe con la sola certezza che non era solo per sofferenza fine a se stessa…Anche i piccoli devono fare le loro esperienze e quando una strada potrebbe diventare sbagliata…Oppure attraverso apprendimenti trasversali, qualche anima vecchia potrebbe migliorare il suo carico attraverso quelle sofferenze come effetto collaterale ed essere più pronta al passaggio superiore! Anche se, lo ammetto, certe situazioni sono difficili da accettare anche per me che ne sono al di fuori. Però è lo strazio di un momento.

Vedi là  –indicando una specie di ritrovo dove piccole anime giocavano serene– quelle sono pronte a riprendere il loro viaggio. Sorpreso eh?»

«Stupito soprattuto per un agnostico come credevo di essere. Ora tocco con mano –si fa per dire– che tutto ruota intorno ad una trama così spessa e vasta di cui neanche mi immagino. Ma allora il libero arbitrio, le religioni, la cultura dell’aldilà…»

«Beh, qualche indicazione bisognerà pur darla no? Solo che gli esseri viventi corporei, non solo quelli della specie a cui sei recentemente appartenuto, hanno bisogno di crearsi una marea di complicazioni razionali, emotive, intuitive e di darsi delle spiegazioni come se ciascuno avesse la verità rivelata. Noi da questa parte ci divertiamo molto sulle vostre ideologie. O si dice cazzate? Non lo ricordo bene il termine. Comunque non siamo noi che mischiamo le carte: non ce n’è bisogno, fate benissimo tutto da soli. Ad esempio il bene ed il male sono cose ben distinte di cui però qua non c’è esistenza; a voi servono come traccia esperienziale ma finite spesso di confondere mescolando tutto insieme; per porre rimedio vi date delle regole che variano in base alle culture, ai tempi che cambiano: ciò che era valido ieri oggi già non serve, figuriamoci domani!»

Sonjo restò un attimo in silenzio. Tante domande si poneva ma non sapeva se fosse ancora il retaggio del suo recente passato o se fosse già un modo per …scalare le gerarchie. Rehegep sorrise intuendo.

«Tranquillo, l’inferno come lo pensa la vostra razza non esiste. Lo immaginate solo per soddisfare la vostra rabbia e le vostre emozioni; qui si pensa in grande! E pur vero che qualche essenza non accederà mai ai livelli superiori, ma solo perché non lo vogliono veramente; si accontentano di andare sù e giù come gli ascensori, ma anche loro sono un mezzo per far trascendere gli altri»

«Ma se proprio esagerano?»

«Spariscono.»

L’atmosfera intorno era calma e tranquilla; con qualche ricordo si sarebbe potuto immaginare questo dialogo su una spiaggia lunghissima all’ombra delle palme sorseggiando un mojito.

«Ora però riposati un poco –suggerì Rehegep– per il primo “giorno” abbiamo già parlato anche troppo…»

 

continua

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