Insegnare attraverso l’apprendimento

Mi reputo vecchio da ben prima che fosse l’anagrafe a denunciarmelo. Un tempo non sarebbe stato così, ma la società di oggi ha creato un limbo, una non-età: quella dei non più giovani e non ancora pensionati che, estendendosi sempre più di giorno in giorno, sta assorbendo in sé la maggior parte della popolazione.

La questione insidiosa non è quella di invecchiare, ma di venire archiviato, ad esempio in una bara, prima che se ne occupi l’INPS.

Negli anni del “limbo” mi scandalizzavo di come fosse stupido il “nuovo mondo” e di quanto poco i “nuovi eroi” prendessero in considerazione la nostra esperienza. Da un po’ di tempo ho compreso che questa giagulatoria è in utile ed ingiusta. Mentre sei giovane — quale che sia l’età in cui questo può essere affermato — ritieni a buon diritto di potere costruire il tuo mondo, giusto o sbagliato che sia. Nelle posizioni alte spesso ci stanno dei non-più-giovani che, da bravi vampiri, agognano sangue fresco e per questo, come l’Oliviero Toscani di Fiorello, danno del vecchio agli altri incuranti dello specchio.

Tra vampiri matusalemmoidi e consulenti di esperienza, i ventenni, i trentenni e anche i quarantenni si sentono soffocare: vogliono poter incidere nella creazione di un mondo loro (anche quando non hanno idea di cosa possono inventarsi).

Arrivato a scoprire dopo tanti anni l’impotenza del rivoluzionario ho compreso che il ruolo del grillo parlante è del consulente catastrofico è sufficientemente patetico. Ogni tanto può scappare e per questo chiedo venia, ma credo che il contributo principale che si possa offrire sia l’ottimismo e la gentilezza.

Per il resto è importante stupirsi del pensiero altrui, anche quando ci sembra — magari legittimamente — assurdo: anche l’assurdità ha una ragione per lasciarci stupiti! A che serve consolidare una gloria quando non ne trarrai più il beneficio: meglio goderne negli occhi degli altri.

Il contributo che il vecchio può offrire al mondo dei giovani consiste nel saper cogliere le risorse positive e nel rafforzarle. Loro sono i nostri clienti e il più delle volte il fornitore di servizi tende a pensare che la domanda dei suoi clienti sia assurda, incompetente, che non stia in piedi, insomma. Eppure, quelli che sopravvivono (a parte i famigerati 4 che in genere dettano legge) e magari hanno successo sono proprio quelli che riescono a tradurre quelle domande in prodotto; e in prodotto buono. Magari non quello che avrebbero formulato all’inizio, ma certamente quello che alla fine sono certi essere stata l’espressione del loro pensiero originario.

I vecchi questo dovrebbero imparare a fare con i giovani: farli sentire più sicuri; dare loro il sostegno al contributo che vorrebbero lasciare in questo mondo; rinforzare gli elementi di capacità che spesso non sanno riconoscere finendo spesso per imitare gli altri; fare loro comprendere che presto questo ruolo toccherà a loro e che sarà un compito importante, ma anche che ora non è il loro turno e non possono pensare di avere tutto il tempo di questo mondo per chiudere un ciclo.

Siamo meteore il cui apogeo è fulmineo, un momento di gloria durante una giornata qualsiasi, ma con una coda larga, lenta e iridescente, come un tramonto dolce nell’estate boreale.

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