Cosa si intende per autodeterminazione? Secondo le interpretazioni più comuni con questo termine la persona decide di sé e delle sue azioni secondo una legge etica personale. In termini spicci in un ipotetico tempo o luogo non regolamentato egli decide nel miglior modo possibile secondo la sua esperienza e coscienza. Un po’ come il chirurgo che per salvar la vita al paziente, prenda una decisione che solo il futuro rivelerà se giusta o sbagliata. Il fine comunque deve o dovrebbe essere quello etico.

Se vivessimo in un mondo che si autodeterminasse probabilmente non avremmo mai eliminato l’ingiustizia viste le diversità di visione della vita, ma forse potremmo essere più consapevoli e responsabili. Ma in un mondo, il nostro attuale, dove c’é la sovrabbondanza di regole e disposizioni molte delle quali obsolete o non al passo con i tempi, talvolta in contraddizione o quel che è peggio addirittura interpretabili da coloro che dovrebbero farle osservare, dove si pone l’autodeterminazione? E quali fini deve perseguire? Quelli etici, quelli funzionali, quelli morali o che altro?

Abramo avrebbe ucciso Isacco per stare nelle regole? Oppure Dio rendendosi conto della immane stupidaggine che stava per fare gli fermò la mano in tempo?

Prendiamo come esempio quel guazzabuglio di disposizioni in materia di Privacy creato a livello nazionale prima e recentemente peggiorato a livello europeo poi.

Salviamone pure i principi, indubbiamente studiati per riservare le persone. Ma le disposizioni esecutive, in parte ancora assenti? Soggette alla mera interpretazione dei singoli soggetti o enti. Il professionista non può inviare documenti personali che contengano dati sensibili attraverso le caselle di posta elettronica perché possono essere intercettate, costringendo le persone a correre a destra e manca per recuperare atti notori, ricette mediche e quant’altro con onere di tempo e denaro non indifferente. E tutto questo per un principio teorico, un altare sul quale sacrifichiamo la semplicità e la funzionalità per una complessità fine a se stessa.

Atti attraverso i servizi postali si, atti attraverso i canali elettronici no.

Nel mentre si consuma questo delirio siamo tempestati da operatori telefonici da ogni parte del globo che hanno i nostri dati ottenuti chissà come malgrado si sia negato il consenso centinaia di volte. Al proposito, quelle applicazioni gratuite che dovrebbero liberarci dagli scocciofonatori presenti sia per iOS che per Android che magnificano data base condivisi con milioni di utenti e vi bloccano le chiamate in entrata, sono gestite da società di servizi che a loro volta rivendono i database alle società scocciofoniche, pensate un po’!

Dietro il principio dell’autodeterminazione se ne cela un altro molto sbandierato ma praticamente assente ormai dalle nostre mense mentali quotidiane approntate con centinaia di orpelli farlocchi e falsi bisogni: quello della libertà di scelta anestetizzata dai pingui pasti; scelta che se fosse attuata forse ci farebbe scorrere meglio la vita.

Seguendo il principio secondo il quale le facce sono tutte diverse ma i culi sono tutti uguali per motivi di privacy abbiamo deciso l’anonimato.

Però nulla è gratis: per ottenere alcuni fini bisogna avere la giusta dose di coraggio che ci permetta di travalicare regole sceme e disposizioni cervellotiche ideate da personaggi che vivono in un limbo virtuale e che, per metterla sul poetico, sanno come amare una donna senza averne mai vista una o senza averla almeno toccata (con il permesso di madame s’intende sennò sono molestie sessuali).

Travalicare le regole talvolta vuole dire ignorarle, superarle e pervicacemente raggiungere lo scopo prefisso.

In questo però siamo fortunati ad essere italiani: dopo qualche mese, cessata l’onda emotiva regole e disposizioni scivolano nell’oblio e tutto riprende gattopardescamente come prima: “Passata la festa, gabbato lu santu”.

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