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Sono inciampato ed ho un ginocchio scorticato, sanguina e con lui un po’ del mio orgoglio.

Mi incammino zoppicando verso un rivolo per sciacquarmi con acqua fresca. Chinandomi vedo riflessa l’immagine di una farfalla in volo, mi volto è bianca, si muove curvilinea e mi ricorda le sue tante sorelle. Non sento più alcun dolore, quel volo mi ha rapito e i miei  occhi scoprono altre piccole forme di vita in un fervido lavorio per la ricerca del cibo o del partner.

Tolgo le scarpe ed immergo piedi e gambe cominciando a spruzzare fili d’erbe e i miei vestiti. Le goccioline sono come tondi arcobaleni che parlano del cielo.

Colgo e quindi afferro la possibilità di restare seduto. I miei sensi mi conquistano portandomi fruscii e suoni, colori e linee, profumi ed odori. Tutto è armonia e il mio respiro lentamente cambia per accoglierla e farla mia.

Il tic tac del tempo si è fermato, anche il sole pare là dove già era, sempre caldo e giallo come in un disegno di bimbo.

Ad un tratto mi lascio andare a terra, in mezzo al prato e i miei sguardi sono per le poche nubi che corrono nel cielo, cambiando di forma e suggerendomi racconti improbabili. Sono tutte bianche e mi ricordano una parata di fieri cavalieri sui loro destrieri, no ora no sono miti pecore al pascolo, tra loro in fila, ed ecco la più grande di tutte è una forma senza nome, alla mia fantasia piace per come è.

Con le mani inizio a toccare le forme dei fiori e ne sento il loro velluto, più sottile o più spesso. Il mio capo ruota ed i miei occhi incrociano lì in primo piano una margheritina, è lei, quella che vedo quasi ogni giorno, guarda com’è qui da vicino. Osservo un mondo, una formica le passa sopra, un dittero la sfiora e un’ape è ora centro del capolino col suo addome in movimento.

L’ultima volta che mi ero incantato era capitato per la musica, tempo prima di fronte alla bellezza di una donna, nello stesso periodo fu una poesia a affascinarmi, ma oggi vi assicuro è altro ancora: la Natura mi ha rapito a sé con dolcezza, ogni parte della mia persona sa cos’è la pienezza.

Momenti così li si vorrebbe acchiappare per portarseli appresso, sempre accanto. La memoria dice fiera li ricorderò, il buon senso aggiunge chi te lo assicura e allora ti viene incontro la vita che proprio al tuo fianco  ti fa trovare una scena da fotografare o, nel più prezioso dei casi, quello che tutti chiamano sassolino. Il tuo sguardo si posa su di lui, sulla sua lunga storia e in quel momento sai che prendendolo con te conserverà ogni sensazione, basterà stringerlo in un palmo.

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