Lungi da me entrare in discussioni di merito ai pro e contro gli ogm:

Ciò che mi interessa analizzare è l’atteggiamento diciamo così da bar sport, che si incontra ovunque, sui media in generale e fra le persone comuni, quando vengono discussi temi importanti o innovazioni che potrebbero migliorare lo stato delle persone a livello mondiale.

Alcune situazioni del tutto marginali per la massa delle persone, ma molto utili a gruppi ristretti passano sottotraccia, non essendo cioè enfatizzate; altre, pur scientificamente o statisticamente validate, non vengono gestite a livello tecnico dagli addetti ai lavori, ma vengono date in pasto all’opinione pubblica corredate da sequele emozionali, non razionali.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti con la nascita dei vari no-vax, no-tav, no-triv, no-tap ecc., che secondo me avrebbero un ruolo fondamentale nelle varie iniziative di cambiamento agendo come suggeritori, correttori, calmieratori: ma laddove tutte le criticità siano state soddisfatte, ritirarsi ad un ruolo di osservatori, intervenendo laddove le premesse non vengano mantenute, lasciando però procedere il progetto. Invece una notizia infondata con base pseudoscientifica, tratta da fonti non sicure e non verificabili,  fa scattare quel meccanismo più limbico che corticale del “no” a prescindere o quantomeno della sindrome del NIMBY (Not In My Back Yard).

Un nuovo Medioevo, almeno nell’accessione comune, rispetto all’Illuminismo.

Questo atteggiamento istintivo delle persone difficilmente si può correggere, ma esso trova facile terreno di crescita quando si verificano tre fattori: da un lato una paradossale situazione sociale in cui non manca il superfluo e non esiste la necessità di combattere per l’essenziale; dall’altro se il superfluo diventa essenziale; nel mezzo quando pensiamo di essere giunti per non dover più ripartire e quindi non accettiamo i cambiamenti che, pur portando in sé una percentuale di rischio (il rischio zero non esiste in nessuna dimensione), potrebbero costare dei sacrifici privati o pubblici.

Spesso cioè guardiamo il dito e non la luna. Ciò accade quando uno stato, nelle sue istituzioni legislative e governative, diventa debole mal interpretando il termine democrazia e sostituendolo, per opportunismo, con la oclocrazia.

Dopo vent’anni di statistiche e studi gli ogm non hanno evidenziato pericolo per la salute pubblica dei consumatori: eppure in Italia, almeno quattro governi, di sinistra e di destra, ne hanno vietato il consumo se non addirittura boicottato gli studi in merito, forse per paura di perdere il favore dell’elettorato, e nessuno ha pubblicizzato il beneficio diretto (ad esempio piante più resistenti ai batteri, virus o miceti) ed indiretto (meno consumo di veleni ed anticrittogamici). Si tratta di preoccupazioni o paure di conseguenze proiettate ed ancestrali viste e lette come reali dal nostro cervello antico, che hanno lo stesso valore delle paure dei Galli di Goscinny ed Uderzo che il cielo cadesse loro sulla testa.

Quasi centosettantamila morti nel 2016 per incidenti stradali che non fanno notizia contro i settanta morti negli ultimi 15 anni che hanno fatto scandalo sui giornali e le TV.

Perché?

Perché un morto al giorno non conta, dieci tutti insieme colpiscono, cento sono una tragedia che la nostra coscienza non riesce a tollerare e giustifica il transfert nell’accusare il sistema, dimenticando che il sistema non è fuori di noi, ma noi ne siamo meccanismo attivo, diretto o indiretto che sia. Naturalmente il sistema de essere ricondotto al capro espiatorio, responsabile delle colpe collettive che nell’antichità erano letteralmente attribuite ad un capride che poi veniva abbandonato nel deserto, e nella moderna civiltà magari ad un povero cristo presente nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Nel medioevo quando non si trovava nemmeno un responsabile, si delegava al giudizio divino. A quando le ordalie sulla scienza e le tecnologie utili? Magari, per uno scherzo del caso, sarebbero assolte.

 

 

A.M.

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