Quante volte nelle chiacchiere in ufficio o al caffè si è finiti – complici o astanti – in quelle discussioni di “solidarietà di genere” dove si finisce per darsi manforte a vicenda nel sostenere che gli uomini o i mariti sono tutti così o cosà mentre altrettanto capita nel capannello maschile nei confronti di donne e mogli.
Niente di strano in tutto ciò; spesso, anzi, può apparire simpatico. Diverso il caso, tutt’altro che raro, in cui si sia così consumati dalle esperienze pregresse da trovare conferma ancora prima di rendersi conto di chi siano le persone con cui si sta assieme.

Ci si infatua di qualcuno che si immagina avere caratteristiche che spesso non appartengono all’altro e per un po’ si continua a vedere un film che seduce la persona che riceve quella proiezione su se stesso migliore di quella che avesse mai avuto (talora compiaciuto dell’efficienza dell’inganno trasmesso). Poi un giorno si ritrovano in una frase, un’espressione vocale, un gesto, un contatto, un moto improvviso… quella risonanza, quella similitudine che riporta all’altra persona, all’altro momento. Scatta a questo punto la delusione – nel senso del disfarsi di un’illusione di cui in genere s’incolpa l’altro – che ci fa convinti che l’altro o l’altra sia esattamente come tutte le altre o gli altri. Un momento che un partner sensibile non può non cogliere e che apre un baratro di anonimato. Peggio, di massificazione in una bolgia di storie, di carni, di corteggiamenti, di lune e di avventure. Hai cessato di essere diverso, di essere differente, di essere a tuo modo unica o unico. Tutto diventa anonimo, qualunque, spregevole.
IMG_0228Eppure, questa similitudine, proprio come l’infatuazione non appartiene all’altra persona e forse perfino a nessun altra. Appartiene a quello che hai cercato: una speranza, una delusione, più spesso entrambe, che fanno parte di te, forse neppure dei tuoi rapporti primari (genitori o altro). Quando ti guarda così in realtà sta guardando all’orrore dentro di sé, ma tu non puoi non sentirtelo addosso come una cosa tua e quindi non desiderare di fuggire da lì. Se poi sarai stanco o prigioniero del dilemma di Buridano, forse ti rassegnerai e ti adatterai alla biada tiepida della mediocrità.

IMG_0229Vedere e conservare la differenza dell’altro anche nel momento in cui si scherza con gli amici non è soltanto e neppure soprattutto una forma di rispetto per la persona con cui si stanno condividendo i giorni, ma più di tutto verso se stessi, come una bella persona che sa essere diversa perché non ha bisogno di accomunare le proprie esperienze nel macero del consumato, ma in ogni istante donare alla diversità dell’altro, non tanto l’esaperata ricerca di un modello nuovo, ma una galassia nel ciondolo del gatto, perché ogni ulteriore ricerca di diversità nel qualsiasi di una foto da rivedere nell’album dei ricordi ti renderà sempre più il nessuno della tua ombra di anzianità, quando apparirai a te come una cantina di ricordi polverosi per lo più da lasciare bruciare a nipoti infastiditi e distratti.

Annunci