Gli amici, bonariamente, mi criticano. E magari fanno anche bene.Il loro rimprovero non riguarda la mia professionalità ma le mie scelte di vita sociale; o meglio la mia grande antipatia per i social network. Io ribatto sempre che il mio unico account riguarda l’iscrizione al “asocial network”che ha dei pregi non indifferenti: ognuno a casa propria a pensare ai fatti suoi e non a quelli degli altri. The grinchE poi non è vero che sia un asociale nel senso totale della parola; passo la mia giornata a cercare risolvere i problemi degli altri, ricevo, di presenza e non, almeno cinquanta persone al giorno per cinque giorni la settimana. Permettete che utilizzi qualche ora in cui non trilli lo scocciofono, non legga i messaggi e l’uccellino cinguetti a vuoto? Sembra che la maggior parte delle persone sia diventata un terminale della rete e che abbia l’ansia festiva se l’apparecchio non vibra, non gracchia e quant’altro. Sembra che si soffra per astinenza da messaggio. L’ansia da ipervisibilità della settimana si trasforma in quella da invisibilità del week-end. Quando lo smartphone segnala solo il 5% della batteria il panico tracima: “Oddio e adesso se mi cercano? E se mi capita qualche guasto all’auto?”

Mica siamo nella landa desolata di Dino Buzzati! Possibile che proprio in quel momento la tua disconnesione dal mondo sia catastrofica per i tuoi famigliari? Non riusciamo a dominare le nostre paure, le nostre solitudini; dobbiamo sempre sentirci “gente” e non “persone” perché temiamo il confronto con la nostra parte interiore, il nostro pensiero; in altre parole ci manca l’allenamento a vivere una vita piena senza indossare una maschera di cartone che, poco alla volta, abbiamo eletto come nostra rappresentante delegando ad essa tutte le facoltà dispositive.

Ma verrà il giorno in cui saremo soli e dovremo affrontare da soli la transizione da questo stato umano a qualcos’altro. 1457351447-facebook-morteE non ci sarà il web a tenerci la mano, non sarà facebook a darci consolazione né l’eternità (ma è vero che i profili non si possono cancellare neanche se una persona muore? No grazie preferisco un altro tipo di vita eterna)

Dobbiamo difenderci. Dall’eccesso di informazioni, di stimoli. O lo facciamo consapevolmente o la nostra mente lo fa in automatico. Il nostro cervello non ha capacità di elaborazione illimitate e quando si supera la soglia critica va in overlap, cioè in sovrapposizione; tende cioè a ragionare per insiemi e similitudini e maggiore è la quantità di stimoli, maggiore è il rischio di creare o utilizzare categorie grossolane ed imprecise. Un esempio: in Italia c’è la mafia, tutti gli Italiani sono mafiosi. Da qui le ormai famose fake news: notizie false non verificate ma date per buone a furor di popolo (web e non solo). Oppure, quando è in overplus,  gli intrecci neuronali tagliano le cose meno importanti secondo un criterio tutto loro: non troviamo le chiavi della macchina, dimentichiamo il codice pin o la password del programma. Qualcuno dimentica anche la moglie all’autogrill o il figlio piccolo in macchina.

E se fosse ritirarsi a leggere un buon libro in silenzio dopo aver spento tutti gli apparecchi?pipa

E se fosse prendere un foglio bianco (di carta), una penna e riordinare ogni tanto i nostri pensieri, le nostre idee, magari chiusi in una stanza o seduti in un prato in campagna?

Ma vi ho mentito: anch’io ho un account facebook.

Però non ci sono mai andato ed ho dimenticato la password da molti anni.

Va bene così.

Pensierino della sera: domani cambierò il messaggio sulla segreteria telefonica: ” Risponde il numero**********: lasciate pure un messaggio con i vostri dati. Però sappiate che non ascolto la segreteria telefonica dal 2015, vedete un po’ voi…Felice giornata!”

Antonello Musso

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