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Abstract:

“«Posta elettronica?»

Una volta, solo 20 anni fa, sembrava la rivoluzione nella comunicazione: da un po’ di anni invece la guardi solo più di sottecchi e con disgusto come certi vecchi tessuti cenciosi ai margini delle fosse stradali, che nessuno più indosserebbe o vi ci si avvicinerebbe a parte parassiti, cimici, pulci, pidocchi, vermi…

(…) Il fatto è che ad estinguersi è il concetto di “posta” stesso, sostituito da quello di “messaggio” o di “condivisione” o di “commento”; dal selfie o dall’emoticon.
Ci sono antiquari, nostalgici per vezzo, che parlano dei “bei tempi” quando si scriveva tanto su carta, magari con la piuma d’oca. Nella mia infanzia in casa, intanto per poco meno di una ventina d’anni non si sapeva che cos’era il telefono e di buste con dentro le lettere scritte a mano dalla nonna in Veneto o da uno zio canadese, se era un anno prolisso ne vedevamo al massimo un paio. Perfino la pubblicità è stata per decenni un evento al punto che vi ci prestavi una religiosa attenzione.


(…) Per questo, l’avvento delle e-mail ha corrisposto ad un’autentica inflazione della comunicazione scritta. Oggi, assieme alla posta, si va estinguendo anche la scrittura (salvo gli addicted del self publishing, come noi qui delle Interferenze).

(…)

La posta è la metafora della vita: molti anni di fatica pochi giorni di festa!


(…) Di questi tempi, l’unica è tornare — altro che macchina da scrivere! — alla vecchia e sempre bella stilografica con il pennino morbido e l’inchiostro giapponese. Si scrive per se stessi, per avere un confronto con qualcuno che non sia di quelli là fuori. Se poi lo fai su un Moleskine o simili, potrai anche archiviarlo o condividerlo su Evernote o altro con gli sparuti amici che ancora rispetti; solo se vuoi, ma non è importante. Cum grano salis, mon ami! Slow and easy.

Stay savage, stay sleepy!

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