Era la fine del 2012, circa tre anni fa, quando uscì il primo numero della rivista “Quaderni delle Interferenze”. Nata dalle riflessioni e dal lavoro di alcune stagioni, si trattava di una sfida carica di incertezze e fondata su un’intuizione attorno alla quale convergevano differenti impulsi che in parte non avevano ancora una forma compiuta, per la quale confidavamo che il tempo stesso ci avrebbe aiutato.

Il tema stesso di “Interferenze” non aveva ancora una formulazione netta, tuttavia esprimeva un modus operandi dei nostri tempi. Le “interferenze” erano proprio quel fenomeno che conosciamo nelle trasmissioni radio, quando la comunicazione e quindi lo sviluppo di un pensiero organico e ordinato viene interrotto da altre voci estranee, onde radio, trasmissioni pirata, telefonate di sconosciuti sulla stessa linea…

Levi Strauss – uno per tutti – faceva osservare proprio come Kuhn che la storia non evolve linearmente come il passo dell’alfiere o della torre sulla scacchiera, ma piuttosto come la mossa del cavallo, come il salto della rana nel vento.

Gli eventi, ma anche l’atmosfera pensante dell’inconscio collettivo fanno lo sgambetto al nostro procedere, inseriscono variabili impreviste, e noi possiamo considerarle dei corpi estranei da espellere oppure dei correttori di cui tenere conto per riequilibrare, ristrutturare, rompere lo schema del nostro ragionare.

Perfino la visione di mutidisciplinarietà, che già negli anni ’60-’70 andava di moda, viene sconvolta da questo modello in cui non esiste un equilibrio della varietà predefinito da un sapiente cuoco il più delle volte dipendente dall’ordine culturale sovrastante, come nel caso dell’interdisciplinarietà nelle scuole e nel sapere.

Interferenze interrompono il piano del soggetto parlante, del padre del discorso, dell’Ideale dell’Io, ma anche del soggetto debole, dell’organicità dell’Es. E tutto ciò non è caos, ma varietà, rinnovamento e comunanza.

Si tratta di un’Intelligenza Collettiva (Pierre Lèvi) alla prova di un divenire stocastico (Bateson, von Foerster) che si reinventa in continuazione. Non abbiamo bibbie per il millennio che arriva: solo discorsi interrotti nel loro Ordine (Foucault) in un vissuto di gioia alla soglia dell’erotismo: il piacere di sé che nasce dall’esperienza prima ancora che dal nome e che in questo modo, creandosi e sacrificandosi, scrive il cambiamento di un futuro già avvenuto nella sostanza, quanto inedito nelle forme.

Ripensando il progetto

Quando con Antonello ci siamo messi a guardare quello che era stato finora pubblicato ci è sorto il dubbio che non si sia troppo indigesti. Un dubbio legittimo, suffragato dal pistolotto che forse avete appena avuto la forza di leggere. A quel punto ci siamo posti la domanda se fosse possibile ricostruire un percorso del lavoro: in definitiva, se in partenza ci si era detti «Proviamo a scrivere e poi vediamo che cosa succede», dopo tre anni diventa più dovuto che legittimo riassumere la successione del discorrere.

La prima considerazione che ne è nata è che le interruzioni sono inferiori al previsto e che in definitiva un leitmotiv dei nostri articoli si concentra sulla dimensione delle espistemologie e delle idee.

Ci siamo anche domandati che cosa fosse cambiato dagli esordi cartacei al rivolgimento sul portale web ed è inequivocabile che una trasformazione sia avvenuta, ma è ancora troppo incerta per poterla chiamare per nome. Ci piacerebbe che venissero dai lettori (non di rado co-autori) le considerazioni. Da parte di chi scrive, noto una maggiore libertà di progetto e di espressione, ma anche una certa apertura alla collaborazione.

Resta il fatto che il sito senza carta ha un valore dinamico ma le sue fondamenta sono ancora deboli per ispirare l’autorevolezza che invece riteniamo il progetto di Interferenze abbia.

A questo punto ci stiamo imponendo di fare un percorso inverso: se prima eravamo passati dai siti alla carta e poi dalla carta al sito,ora vogliamo tornare dai materiali che si trovano nel sito (molti provenienti dai Quaderni) ad un volume “interrutivamente” organico o posticciamente organizzato.

Per farlo meglio proviamo ad operare una sintesi e “connettivisticamente” (Varela, De Kerkhove) costruire una trama.

Per un indice dei temi

Schermata 2016-01-13 alle 17.42.12Quaderni delle Interferenze ha esordito con un tema che è stato quello di un articolo precedentemente pubblicato da Antonello che ha dato il via al progetto stesso, ovvero quello del Meme e della memetica. Un tema indubbiamente controverso in cui si mischiano (mash-up o melting pot teorico) teorie sulla realtà con l’inconscio collettivo, la biologia e la genetica, fino alla tradizione alchemica. L’idea di virus e di microorganismi saprofiti ci porta al tema del microbioma, ovvero di quanti siano i soggetti che fanno parte di questa illusoria unità che chiamiamo “persona”; un lemma che, come ci ha insegnato Jung, riporta alla maschera del teatro greco, ovvero di quella superficie che da agli altri e a noi stessi la fisicità di un soggetto che però alla luce delle nostre attuali visioni così unico non è, almeno rispetto a chi lo abita. Eppure, anche in questo caso la classicità ci dimostra che stiamo riscoprendo e non inventando, in quanto già Basilide ci richiamava al pensiero che «Molti spiriti dimorano il corpo e non gli permettono di essere puro» come invece immaginiamo, un’unità incorruttibile e incontaminabile dal diverso da sé.

Queste riflessioni sulla mancata unicità e sulle dipendenze che il nostro modello culturale mutua da tradizioni religiose ci porta direttamente alla seconda e ultima uscita cartacea dei Quaderni dedicata alla riscoperta del pensiero pagano come luogo dell’alterità, della varietà, del molteplice la cui credenza è condizione stessa del “pensare per interferenze”.

Non siamo abituati a pensare, come già ci indicava Galiberti in uno dei suoi lavori di gioventù, che le religioni sono alla radice stessa del nostro pensare e quindi anche dei modelli scientifici che seguiamo. In definitiva si tratta delle prime teorie epistemologiche della nostra cultura. Pensiamo forse che non esista un modo monoteista ed uno politeista di pensare? E che questa differenza non porti a conseguenze differenti? Solo un pensiero pagano ci fa comprendere quanto la varietà qualifichi la differenza e, invece che per leggi indiscutibili, ci faccia procedere per sostenibilità delle nostre scelte e prese di posizione (Nietzsche).

Queste considerazioni ci portano a domandarci se non si viva in una società tanto prescrittiva da sottrarci alla “cura di sé”, (Foucault, Illich) attraverso ordini professionali, discipline accademiche, ripercorrendo variazioni del già scritto e inibendo lo spazio del caso, dell’imprevisto e quindi anche di strutture di significato inedite, ovvero di scoperte di nuovi paradigmi. Un tema che ritroveremo due stagioni dopo.product_thumbnail.php

Indice sul web

Già perché nel frattempo, dopo un tentativo infruttuoso per i costi che avrebbe comportato di costituirci come Associazione, abbiamo scelto di sposare definitivamente l’interfaccia web. Nasce così il sito leinterferenze.com. Esisteva già Interferenze-2014 un progetto che da tempo faceva ricorso alle pagine di Medium.com per pubblicare i pezzi che avrebbero potuto venire usati nei futuri Quaderni che era diventato nel frattempo un’interessante realtà a sé che poi non ha smesso di funzionare anche e soprattutto per i nostri allievi.

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Non volendo abbandonare la struttura monografica dei Quaderni a favore di un selvaggio FILO (First-in, last-out) del solito blog, abbiamo introdotto delle tematiche stagionali invitando lettori e autori a seguire una nostra suggestione per quello che fanno o pensano attorno ad esso.

Nella continuità con la riflessione del soggetto, in un periodo in cui molti di noi stavano lavorando sui gruppi di Costellazioni (sistemiche, spirituali, ipnotiche…) la prima suggestione ruotava attorno al tema dello spazio compreso tra i confini del soggetto, mutuato dal concetto filosofico e gestaltico del Tra; questo ci collegava alle domande se l’inconscio fosse “dentro” oppure “fuori” del corpo; ma lo stesso ci si potrebbe domandare a proposito del pensiero che molte tradizioni addirittura precedenti al mondo delle idee di Platone collocano nell’etere o comunque in dimensioni non soggettive, come se la persona non fosse il pensante, ma l’antenna della trasmissione. I campi morfici o morfogenetici di Rupert Sheldrake che si collegano a quelli sociali di Kurt Lewin ci offrono molte (anche pericolose) evocazioni sulla uniformità di quello che chiamiamo “realtà”.

Dai limiti di una configurazione cognitiva come la visione di realtà (weltanschauung) apparentemente univoca ma sempre e comunque mappa (Ludwig Binswanger, Alfred Korzybski, Gregory Bateson…) e non territorio siamo passati al tema della stagione successiva dedicato alla scienza dei paradigmi o delle rivoluzioni scientifiche, in onore di Thomas Kuhn, Michael Polanyi, Ludwig Wittgenstein, Paul Feyerabend, Giorgio Gargani… in piena sintonia con la critica costruttivista e della seconda cibernetica. Mentre nella Scuola di Ipnosi Costruttivista a cui siamo entrambi legati come molti di coloro che collaborano alla pubblicazione, si discuteva dei limiti e della rivisitazione del costruttivismo, abbiamo ospitato anche una revisione del costruttivismo alla luce di una critica della realtà che non uscisse dal modello paradigmatico di riferimento consentendo un matrimonio fra la scienza dei modelli e il sapere sciamanico, nella teoria del Metacostruttivismo, che ha visto introdurre un video con la relazione del convegno SIC in luogo del solito articolo.

Uno sforzo teorico questo dedicato ai paradigmi che ci ha condotto a scendere verso l’empireo. E l’abbiamo fatto in due momenti stagionali. Nel primo siamo passati ad ampliare sia la dimensione del soggetto che quella interspaziale (Tra) introducendo il movimento o meglio il moto. La frequentazione degli spazi indicati dalle pratiche meditative giapponesi di estraniazione dal rumore attraverso il superamento di cancelli mentali per giungere a delle spazialità eteree, quelle delle nuvole immanenti al nostro vivere, da un lato, e quello della coscienza come paesaggio, un diffondere se stessi superando l’ego-centrismo a favore di una peregrinazione, come la pratica dello zazen o della preghiera esicasta. La coscienza come percorso è anche la spirale che porta a concentrare la nostra percezione o a diffonderla arrivando forse allo stesso risultato come attraverso la mappa di Fisher.

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Quest’ultima stagione, invece, probabilmente stanchi delle confusioni che potevano nascere dall’abbandono dell’austerità teoretica verso un consumismo della realtà usa e getta, entrambi sentivamo bisogno di allontanarci dal rumore e recuperare lo spazio dei valori semplici, quelli che portano da un lato alla riscoperta dei classici e dall’altro al ritorno alla riflessione solitaria. L’ultimo passo è stato dunque rivolto alla riscoperta della condizione umana nella sua dignità fondamentale.

Questo tema è però ancora in via di svolgimento e quindi sarà bene che mi fermi qui. Anzi, che vi inviti a commentare quello che ho scritto e se, come sembra, abbiamo lettori interessati ricevere le vostre preferenze, osservazioni e consigli anche solo sotto forma di commenti a questo articolo.

@Ennio Martignago

 

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