Una volta tanto lasciateci inserire come articolo l’invito a riflettere che aggiorniamo ogni stagione affinché ci giungano testi ispirati da questo spunto, ma anche solo per far sapere a che cosa stiamo lavorando noi qui in redazione. Se lo faccio non è per rafforzare il pezzo, quanto perché mi considero consapevole che la maggior parte dei lettori si soffermi sui titoli degli articoli dimenticandosi di andare a guardare anche la pagina di riferimento e quindi anche la logica che ispira il nostro magazine on line, in quella che riteniamo essere la sua originalità.

754px-La_Anunciación,_by_Fra_Angelico,_from_Prado_in_Google_Earth_-_main_panelDalla Rivoluzione Industriale ad oggi abbiamo assistito ad un’escalation della tecnica nella speranza che la salvezza dalle difficoltà della vita stesse nella vita stessa. Da qui l’idea di progresso e l’idolatria del “nuovo a tutti i costi” che ci ha fatto perdere di vista la semplicità dell’esistenza. Abbiamo inventato il golem, il robot, la clonazione umana per assistere qualcuno la cui natura e il cui senso ci diviene ogni giorno più estraneo quanto più ci scopriamo a vivere all’esterno della nostra dimensione. Così è il golem della techné a spiegarci chi siamo, e siamo noi ad esserci trasformati nel robota dei nostri apparecchi e dei nostri apparati.

Dall’evocazione della partenogenesi richiamata dalla festività dell’Immacolata Concezione al periodo dell’Avvento che ci conduce al Natale, il richiamo che risuona nel sentire di questa redazione, quasi nel segno di una continuità dalla riconquista dell’intimità ricercata nella stagione scorsa, è quello della riscoperta della condizione umana.

Stiamo scoprendo la necessità di un nuovo classicismo, non tanto all’insegna dell’estetica esasperata dei neoclassici, quanto dell’austerità tipica dei semplici, dai presocratici ai monaci medievali.

Abbiamo bisogno di silenzio, di spazio, di respiro, di semplicità.

E in un periodo di inflazione del rumore di fondo segnato dal principio di McLuhan che fonda la dittatura del significante sul significato con l’espressione per la quale il media è il messaggio, ci poniamo la domanda di chi saremmo senza la tecnica in senso lato (e quindi non solo la tecnologia). Quale sarebbe la natura umana dopo la trasformazione imposta in questi ultimi due secoli (per alcune delle nostre regioni, meno di uno), eredi di tutto quello che ci ha lasciato. L’essere umano non è più lo stesso e ha le spalle al muro: mutare o scomparire!

La gestazione del nuovo uomo, simile a quella del pianeta-feto di 2001: Odissea nello Spazio ci costringe ad abbandonare molte delle spiegazioni che ci siamo dati e far nascere questo essere che va oltre il dualismo dei sessi e della morale per far nascere colui che fummo alla luce dei rivolgimenti come il Barone di Munchausen che si solleva tirando fuori se stesso per il codino.

Non ci servono più i trattati, le ideologie, le epopee: dobbiamo passare per le evocazioni che portano dal lettore il lavoro della scrittura.

Il mantra, la poesia ermetica, il koan… queste sono le strade per il pensiero generativo.

E allora non rimane che riflettere e condividere con noi i vostri pensieri.

La partenogenesi dell’androgino: parole difficili e pesanti che non si leggono come una slide di PowerPoint o una facezia su Facebook, ma che puoi portarti dietro come una preghiera esicasta come preparazione di un Natale diverso dai soliti, quelli in cui ci si ripete che ne si è perso il senso. Un senso nuovo per la rinascita dell’uomo: un ritorno al futuro.

esicasta

Ennio e Antonello

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