Interferenze

“Walk in the mashup side!"

La cura del sé o la malattia delle organizzazioni

IMG_0494Folgorati come Paolo sulla strada di Damasco, sempre più persone che ricoprono ruoli aziendali nel marketing, nella comunicazione e nelle vendite rinascono a nuova vita nelle vesti di coach, naturopati, counselor, cuochi o altri ruoli che attengono alla sfera del benessere fisico ed emotivo della persona.

Esorcizzano (così dicono) il demone dell’azienda rappresentata dal motto “business is business”, danno una svolta alla loro vita, e passano a dedicarsi alle cura e al benessere delle persone.

Perché queste conversioni ?

In parte le ragioni di queste conversioni sono spiegabili partendo dallo stereotipo che chi si occupa di marketing, vendite e comunicazione esegue un “lavoro sporco”, in quanto manipolano, convincono, vendono, istruiscono, coinvolgono, ammansiscono, trasferiscono e catturano il CLIENTE.

Quindi se usiamo la metafora guerrafondaia per approcciare il mercato, visto che oltre a parlare di target e conquista di quote di mercato è usuale consigliare ai futuri manager la lettura dell’Arte della guerra di Sun Tzu, piuttosto che il Della Guerra di Carl von Clausewitz, effettivamente queste persone combattono in prima linea una battaglia continua nel mercato locale e globale.

Continuando ad usare la metafora guerrafondaia, la diserzione, e il passaggio all’Altro mercato del benessere e della cura della persona, potrebbe perciò essere spiegata come sintomo del logoramento psico fisico, un risveglio della propria coscienza e una perdita di senso e significato in quello che si fa quotidianamente.

Aggiungiamo anche che i risvegli avvengono anche per “decimazione” non volontaria da parte delle persone.

iStock_000000537584XSmallUlteriore ragione di “diserzione” è l’effetto della malattia che si sta diffondendo tra le organizzazioni aziendali odierne che sempre più si sclerotizzano e diventano un corpo burocratico rigido e inanimato, in cui lo spazio per le attitudini, la passione, la creatività e la curiosità delle persone, viene riservato solo ad una ridottissima elite, tipica di modelli oligarchici e militari come la distribuzione delle ricchezze attuali, a cui quindi gli altri o ubbidiscono o disertano.

Ecco anche perchè il mondo del no-profit sta prosperando e diventando comunità e spazio di accoglienza di nuove professionalità e di persone che hanno mutato il loro percorso lavorativo, anche se il mondo del “BIOLOGICO” e l’industrializzazione di alcuni concetti e fenomeni marketing e commerciali ad esso legati sono avvisaglia di derive possibili.

Il “combattimento” continuo, e i dubbi “morali” ad esso collegati quindi motivano la diserzione, ma la folgorazione può essere avviata da incontri, da accadimenti e malattie personali, da letture, da sogni oppure dal semplice fatto che si è stanchi di recitare una parte che ci rende infelici e che si riflette sulla sfera della propria salute fisica, ed è quindi tempo di seguire finalmente le proprie passioni.

Ora elencate alcune motivazioni, utili per stimolare riflessioni, è tempo di evidenziare che queste conversioni devono avvenire con maggior frequenza e coinvolgendo anche le retrovie degli eserciti aziendali.

Trasformare le aziende è missione da Don Chisciotte, stiamo con i piedi per terra e quindi :

  • Impegniamoci perché “I venditori della consapevolezza e cibo per la mente devono aumentare”(1)
  • Stiamo attenti che dalla casta dei ruoli aziendali non si passi alle caste dei ruoli del benessere, alternativi per quanto si vuole, ma sempre dei ruoli, delle ostentazioni di sé in un nome o in un etichetta e pronti a combattere per valori diversi, dove l’altro è dopotutto sempre un cliente.
  • Ricordiamoci che la cura della persona e del suo benessere è d’obbligo per ognuno di noi e non solo di caste nominate e riconosciute istituzionalmente, ed è un obbligo che abbiamo nel nostro incontro quotidiano con l’altro che, anche se in quel momento lo si chiamerà cliente, resta pur sempre e prima di tutto un’individuo.
  • La tecnica, il denaro, la carriera, la posizione aziendale come status sociale, le gerarchie, il potere, i fini e mezzi, sono ingredienti che, se mescolati in dosi errate, costituiscono il boccone avvelenato della nostra vita: dobbiamo imparare a “mangiare sano” e con morigeratezza.

Quindi, se chi lavora in “prima linea” può avere più occasioni per disertare e trasformarsi, facciamo sì che queste diserzioni si diffondano anche nelle retrovie ed avvengano sempre più alle spese di quelle aziende dove si richiede che uomini e donne assumano comportamenti da algoritmi in carne e ossa, una nuova generazione di robot a buon mercato, utili solo per sostituire individui consapevoli e responsabili.

E in questo mondo di “meraviglie digitali” (2), anzichè fare i Don Chisciotte, ci si può impegnare per creare comunità consapevoli nel “qui ed ora” e gli esempi non mancano.

(1) Il paradigma del mercato

(2) Da Alice nel paese delle Meraviglie, alle meraviglie della Digital Economy

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Questa voce è stata pubblicata il 17 dicembre 2015 da in Articoli, Monografia con tag , , .
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