Interferenze

“Walk in the mashup side!"

La Spirale

Siamo troppo limitati. E troppo piccoli.

D’altronde l’evoluzione, Dio o il caso ci hanno costruiti così e ci hanno fatto radicare in questo mondo, in questo sistema solare, in questa parte della galassia che insieme ad un numero indefinibile di galassie, popola questo Universo Infinito.

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Troppo piccoli per pensare in grande, abbiamo una scatola cranica ed un cervello grazie a pochi etti del quale possiamo elaborare una enorme quantità di tesi ed ipotesi; partendo da pochi dati obbiettivi, inventiamo e ci raccontiamo storie personali ed universali per dare un senso alla nostra vita, alla nascita ed alla morte.

Il concepimento è un atto inconscio ed infido poiché si serve della gioia del momento per compiere un atto magari ostile con il senno di poi e, per il concepito, di per sé il primo obbligo di non libera scelta, una dipendenza dal filo sottile dell’evoluzione che ti impone di incominciare a vivere; da quel momento inizia il racconto del dono della libertà di scelta della tua vita con le stesse possibilità di un criceto nella gabbia, le cui pareti sono gli sfondi, le tradizioni, gli obblighi morali, etici, legali, civili, religiosi dove, in qualche caso, addirittura un dio pensa per te e tu devi affidarti a lui oppure sei obbligato ad agire in un certo modo da altri uomini che si illudono di interpretare il volere superiore.

Ancora più triste quando ad eventi semplicemente storici di centinaia di anni fa raccolti e tramandati verbalmente da persone analfabete o fantasticanti, vengono attribuite valenze divine o rivelatorie…

La sopravvivenza insita in te non ti permette di morire quando lo desideri o vivere quando invece il tuo tempo, chissà perché, sta scadendo e le emozioni ti remano contro facendoti soffrire.

La vita è dunque veramente un dono? o più semplicemente una sfida, non cercata: come se, non sapendo nuotare, ti buttassero in acqua per vedere come va a finire.

No, il dono non può essere quello di una vita: troppo facile e sbrigativo dirlo, troppe le variabili in gioco; sono sufficienti pochi gradi di latitudine o longitudine per nascere ricco, felice, fortunato ed allora è lecito considerarla un dono, oppure povero, malato, disgraziato ed allora pensarsi maledetto. Schopenhauer, durante il viaggio per l’europa del suo tempo osservando tutte le miserie umane, esclamò che forse era stato il diavolo e non Dio a creare il mondo…

Qual è il vero regalo dunque, ammesso che ci sia?

Forse la capacità di osservare il percorso concentrandosi su di esso senza lasciarsi distrarre dal punto di partenza o da quello di arrivo.

Il percorso per il percorso, la sua osservazione da punti di vista sempre superiori: potrebbe essere una interpretazione anche dell’evoluzione, della maturità di una persona.

Quando siamo piccoli abbiamo la visione dei bambini, poi degli adolescenti, ed infine degli adulti e dei vecchi, se i neuroni corticali ce lo permettono ancora; così come la visione dell’orizzonte in un percorso in salita: possiamo perdere i dettagli, mano a mano che procediamo, ma miglioriamo la visione d’insieme ed il quadro nella sua complessità, diventa più chiaro, magari anche comprensibile.

E grazie a questo forse diventa lecito per gli individui elevarsi al limite della nostra spirale ascendente della quale non vedremo mai l’esito, ma almeno avremo preso coscienza del salire nella nostra vita; e se prendiamo coscienza del percorso, possiamo immaginare l’evoluzione nella evoluzione, una storia continua, un “fil-rouge”, una traccia la cui memoria si perde e della quale non si immagina neppure un orizzonte virtuale perché esso non c’è, figurarsi uno reale che non può esistere nella realtà.

Il passato non esiste per definizione, il futuro non esiste perché quando lo pensiamo diventa presente; dunque viviamolo questo presente finché stiamo al di qua del cielo, rendendo eterno, per quanto possibile il momento di piacevole equilibrio, non di gioia, e rendendo transitori il più possibile quelli in cui la nostra armonia è minacciata.

Quando torneremo ad essere ciò che siamo stati prima della coscienza, forse avremo punti vista diversi, magari più universali, amalgamati nel Tutto con  o senza le nostre individualità distinte.

Ma a quel punto che ce ne cale?

 

Antonello Musso

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Un commento su “La Spirale

  1. Cristina Merlo
    1 dicembre 2015

    L’ha ribloggato su Cristina Merlo.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 settembre 2015 da in Articoli, Monografia con tag , , , , .
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