Scansione 010I loro volti appaiono corrucciati e tristi, demotivati, talora arrabbiati. Se parlano di altre persone lo fanno in modo banale o dispregiativo, non nominano virtù e capacità.

Per il bambino la realtà è pesante, immagina che tutto questo grigiore sia dovuto a lui, rivolto a lui. Pensa d’essere poco importante, un impiccio, un non valore.

Come potrà guardare ai suoi coetanei e agli altri adulti se non con timore? Rimarrà in disparte, pensando di essere un’inutile pedina. Giocherà la sua partita privo di punti di riferimento, fragile dentro, demotivato e sconfortato.

Ma, la vita è variegata.

Un giorno questo bambino attento, i bambini lo sono, osserverà visi diversi: prima un compagno, poi un insegnante, un vicino di casa, una mamma qualsiasi… in lui nascerà una speranza, la speranza. Vedrà la ricchezza interiore, gli sguardi affettuosi e riceverà gesti di fiducia. Ne andrà sempre più alla ricerca per farne la conoscenza, per appropriarsene.

Dei semplici: giochi con noi; bene!; sei simpatico; vieni ti racconto una storia, raggranellati nel tempo, gli trasmetteranno la consapevolezza di valere, almeno un po’.

Crescendo inizierà a cercare conferme su conferme sul suo valore, raggiungerà obiettivi sempre nuovi, magari anche più difficili. Sarà un’affannosa ricerca di certezze interiori. Quasi un correre col fiatone. Cadrà sconfortato al più piccolo fallimento, lascerà quella che è la sua impresa, la riprenderà…

Giungeranno nuovi incontri con persone solide e con animo generoso.

Questo giovane, adulto maturerà una pallida fiducia in sé. La farà sua, vedendola poi sfuggirgli dal cuore, per andare quindi a riabbracciarla.

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Un giorno capirà che se la merita e la lascerà abitare in se stesso.

Ringrazierà tutti coloro che gliel’hanno fatta conoscere, che gli hanno insegnato anche senza una parola quanto sia preziosa e che gli hanno donato gesti di generosa fiducia.

Sarà felice di regalarla a chi se la guadagnerà.

“Si può diventare radice
non avendo conosciuto un suolo;
si può essere mare
dopo l’arsura.”

Cristina Merlo da Interferenze 2014

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