La rivoluzione scientifico-tecnologica esplosa soprattutto nel secolo scorso ha gradualmente sottratto fiducia dalle tematiche generali, al punto che oggi, ad esempio in azienda, se si vuole squalificare un’argomentazione si dice che si “fa della filosofia”.

Atteggiamenti come questo, lungi dal cancellare l’importanza di approcci superiori, li hanno sottratti ad ogni rapporto con la razionalità.

Viviamo quanto mai in un periodo storico improntato dalla separazione fra le credenze pubbliche e quelle private e questo non è a vantaggio di nessuno dei due. Da un lato si finisce per esasperare le procedure, indifferenti ai riscontri individuali, e dall’altro ad assumere l’efficacia dall’adesione alle convinzioni gregarie.

Rudolf Steiner più di un secolo fa auspicava la possibilità di sviluppo di una scienza dello spirito, ma questo connubio sembra perso in direzione di una radicale incompatibilità. Nonostante le pressoché quotidiane riprove di  inefficacia o dannosità di prodotti della tecnica scientifica, a partire proprio dai farmaci, assistiamo impotenti al rifiuto della presa in considerazione di metodologie divergenti dal percorso della sorveglianza di apparato, come nel caso del metodo Di Bella, prima, e di quello di Vanoni, oggi. Questo senza volere necessariamente affermare un’efficacia a priori, ma quanto meno un’inefficacia o una dannosità non superiore a quelle di buona parte dei prodotti o delle pratiche in uso comune.

Schermata 2015-02-02 alle 11.28.57Quello che personalmente più mi preoccupa è il fatto che le argomentazioni metodologiche e quelle epistemologiche che si dovrebbero porre al di sopra delle considerazioni scientifico-tecnologiche sono trattate alla stregua di superstizioni quando sono in contrasto con le affermazioni prodotte dalle procedure definite dall’apparato significante.

Siamo obbligati a schierarci da una parte o dall’altra della linea Maginot dei saperi. Stiamo andando verso una guerra civile delle conoscenze.

Alle spalle di tutto ciò si trova una rimozione ancora più remota e profonda, l’esclusione del pensiero spirituale (preferisco questo termine a quello di “religioso” che sottende un “legame”, una convivenza obbligata, un’obbedienza dogmatica) come ribellione da un atteggiamento autoritario dei generali dell’apparato ecclesiastico nei tempi remoti, in fondo non così diverso da quello dell’apparato delle attuali credenze scientifiche.

Tuttavia, non certo per coloro che si limitano ai meccanicismi della cronaca, ma per quanti si interrogano sulle dinamiche più fondamentali, è essenziale comprendere che le culture umane sono espressione di un’epistemologia spirituale rispetto alle quali il pensiero metodologico rappresenta un’espressione più superficiale del tutto analoga a quella delle religioni storiche, mentre le tecniche e le pratiche sono una manifestazione di queste ultime, e pertanto ancora più superficiali.

Certo, queste ultime sono molto più condivisibili di quelle degli altri due livelli, nonostante le capacità di comprensione della maggior parte della popolazione restino precluse a questo stesso livello più superficiale.

Le argomentazioni monografiche di questo nuovo numero dei Quaderni delle Interferenze sono dedicate ad avviare una discussione sulle culture spirituali che guidano quelle culturali e cognitive.

Abbiamo scelto di discutere sulle influenze che una visione monoteista, e l’associato rifiuto di quelle politeiste, hanno sull’apparato gerarchico dei saperi riduttivisti del positivismo e delle ideologie scientifiche.

Successivamente presentiamo due aspetti fra i più diffusi del bisogno di libertà e di verità assieme a quello del riscatto della soggettività e del possibile dalla schiavitù del materialismo procedurale propria dell’apparato significante: la Wicca, un percorso animistico diffuso tra una terra rituale e un non-luogo della rete, che vede la rinascita dell’animismo che, con spirito di ribellione alle autorità istituzionali, va a cercare alleanze con forme animistiche spurie compreso quelle di ispirazione demoniaca; non dissimile nel movente è il richiamo al ritorno della figura del Salvatore, icona dell’affrancamento dalla schiavitù ai nuovi sacerdoti del Tempio in modo del tutto analogo a quelli del tempo di Cristo.

Il paganesimo, non come adorazione di buoi sacri dorati o di fatine dei boschi, ma come apertura alla possibilità di molteplicità dell’anima, di varietà delle influenze e del pensiero che sta alla base del metodo e dell’epistemologia cibernetica alla quale si richiamano molti saperi non-meccanicistici, come quelli sistemici, del terzo cognitivismo e dell’ipnosi nel solo ambito psicosociale, della fisica delle stringhe, dei quanti o della medicina olistica, per fare soltanto alcuni esempi.

Abbiamo ospitato invece nella seconda parte del magazine i pezzi che esulano dalle scelte monografiche. Ad esso sono dedicati argomenti assolutamente eterogenei: le milestones delle professionalità dei counselor in ipnosi, considerazioni sul sentiero ermetico, riflessioni sul valore che le scelte alimentari esprimono della cultura di una società, e un piccolo diario di aforismi ispirati al lavoro di Valery.

E.M.

Dicembre 2013

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