Schermata 2015-02-02 alle 10.55.18Con il questo termine si dà significato ad una delle correnti anticipatrici e maggiormente rappresentative del neo-paganesimo.

Il termine paganesimo ha origini molto antiche: deriva da “pagus“, vocabolo con il quale si indicava una tipologia di villaggi nelle campagne della Roma pre-imperiale, nei quali si continuava a praticare il culto di divinità agresti malgrado l’avanzata del cristianesimo che aveva il suo epicentro nei centri urbani. Ellenismo, Kemmenismo, Cadiscismo, Celtismo, Sincretismo pagano-cristiano, sono esempi di correnti religiose che si rifanno al neo-paganesimo ed hanno come base i vecchi culti dell’Europa antica, ovvero quel modo di vedere il mondo che pone l’essere umano non al disopra ma all’interno del sistema della natura. Con un occhio rivolto alla rivoluzione umanistica (Niccolò Cusano, Lorenzo Valla, Pico della Mirandola, Lorenzo de Medici ed Erasmo da Rotterdam in particolare) ed all’Illuminismo (Immanuel Kant, Davis Hume, Voltaire, Montesquieu) e l’altro verso i presocratici, ecco che l’uomo è dunque parallelamente considerato signore della sua persona, della sua morale, della sua società, e membro di un eterno e ciclico equilibrio universale. Nell’essere umano è dunque presente la fiammella, parte dell’immenso oceano infuocato Divino presente in ogni cosa ed ogni essere, e il suo ruolo all’interno dell’universo lo colloca in posizione di gestore, amministratore e membro della società degli uomini, garantendo armonia, pace e reciproco rispetto tra i vari individui; nel mondo naturale egli deve essere ospite rispettoso di un equilibrio che garantisca l’ordine delle leggi naturali. A differenza delle Religioni abramitiche, che separano l’uomo dal mondo vedendo quest’ultimo a servizio alla società e di fatto annichilando questo mondo e la vita, le religioni neo-pagane riallacciano i legami tra gli esseri umani e la natura di cui sono parte integrante. L’ecologia del movimento Wicca si basa anch’esso sul riscatto dell’uomo nei confronti di Gaia, messa in pericolo da scellerati atteggiamenti dei predecessori, sul panteismo e sulla sacralità della terra come sorgente di vita (madre) ed ultimo rifugio dei corpi (casa).

Il rifiuto del trascendente

Schermata 2015-02-02 alle 10.54.48Con un Dio fuori del cosmo (in una dimensione spirituale completamente opposta alla dimensione materiale), del dogmatismo, e delle regole, oltre che della visione personale della Divinità (cioè in qualità di ente simile all’uomo), parallelo all’accettazione del fatto che in realtà la Divinità corrisponda al tutto e sia nel tutto, implica un annullamento della visione dicotomica tra il bene e il male, considerati inesistenti. Il rifiorire di queste religioni in parte potrebbe dipendere dal bisogno di una nuova semplificazione a dispetto della complessità relativistica del momento. I bisogni di un impellente quotidiano, l’angoscia generata dalle non risposte di un Dio ormai troppo lontano, visto più come lo special One di un club troppo esclusivo, cieco e sordo alle nostre invocazioni, insieme ad un eccesso di logica causa-effetto, potrebbe avere ridimensionato le visioni cosmiche delle persone, inducendo una involuzione verso il mondo sensibile. In fondo ciò  che è bene e ciò che è male è una distinzione totalmente relativistica, ovvero personale e versatile in base all’individuo, alla società, alla mentalità, alla cultura ed al momento storico. Le positività e le negatività devono essere valutate dall’essere umano unicamente in funzione della sua coscienza, della società e dei valori etici universalmente condivisi in quanto non concetti calati dall’alto, ma prodotti puramente umani, creati dall’uomo, voluti dall’uomo e autogestiti. Da tutto questo scaturisce un codice di comportamento aprioristico, con influenze kantiane, non basato su una morale delle regole, ma piuttosto su di un’etica collettiva e cooperativa, garantita innanzitutto dall’armonia sociale basata fondamentalmente sui principi di accettazione delle differenze tra gli uomini e sul rispetto della natura. Con tali presupposti, si svuotano di significato i concetti teologici propriamente detti, così come il cammino spirituale dell’uomo che non può evolvere verso la visione di Dio post mortem essendosi liberata l’anima; poiché lo scopo è quello di riprodurre la vita per la vita in un perenne ciclo di nascite e di morte, ecco che la Wicca come altre correnti del neo-paganesimo, hanno come fattore fondante la fertilità e gli atti necessari all’evoluzione, come una costante trasmigrazione delle anime. L’immortalità diventa un concetto dinamico in divenire con l’evoluzione della specie e la sua trasformazione nei  secoli.

Il termine Wicca

Ha origini incerte ma fondamentalmente si può affermare che sia derivato dall’inglese antico wicche , trasformato in witch in quello attuale, il cui significato è strega oppure wita-uomo saggio; però anche dal tedesco antico abbiamo un termine, wicker, interpretato come incantatore, indovino.

Resa pubblica nel 1954 da Gerald Gardner in Gran Bretagna,  e da Raymond Buckland negli Stati Uniti, la Wicca sincretizza culti preistorici come quello della Dea Madre e del Dio Cornuto delle foreste e delle selve con esoterismi medievali ed influenze taoiste, buddiste ed induiste, frutto, queste ultime, dei numerosi viaggi effettuati dallo stesso Gardner nei paesi del sud-est asiatico. La Wicca nacque almeno più di trenta anni prima del fenomeno della New Age come movimento di reazione al periodo post industriale in Inghilterra, e, nel suo passaggio in America, influenzò e fu notevolmente influenzata da questa corrente e da altre come quella ambientalista, dalla rivoluzione sessuale, dal movimento di liberazione della donna e dalla riscoperta del divino femminile, cosicché da fenomeno all’apparenza un po’ elitario e reazionario nei confronti della modernità, la Wicca divenne decisamente più liberal. Attualmente è diffusa oltre che in America e Inghilterra, dove ha ricevuto riconoscimento ufficiale, anche in Europa ed in India nelle sue correnti principali, quella gadneriana più intrisa di magia popolare e guarigione spirituale, e quella alexandriana maggiormente ermetica e dedita alla magia cerimoniale. In mezzo una costellazione di micro-correnti.

Struttura e Teologia

In base al rifiuto dei gradi di potere e delle regole, la sua struttura non è gerarchizzata in modo ortodosso; più che la fede in qualcosa, per essere considerati wiccan ė necessario sottostare in modo continuativo e costante all’ortoprassia, ovvero obbedire alle leggi dei cerimoniali che inizialmente posso essere solo quelli esoterici, aperti al pubblico, e, solo per gli iniziati, quelli mistico-esoterici. Il concetto sul quale si fonda la teologia wiccana in tutte le sue correnti è il dualismo, ove la divinità maschile è  rappresentata dal dio delle selve, che ha molto in comune con la divinità celtica cernunnos, legato ai cicli vitali della natura; quella femminile ė triplice ed è legata sia alla terra che alla luna.

Un’evoluzione di questo dualismo si identifica nella fusione monistica dei due principi cosmici, alla lontana come il Dio uno e trino, non venerabile perché ineffabile ed inaccessibile all’uomo. Dall’Uno (concetto neoplatonico) si espande l’energia universale creatrice di tutto il percepibile dai cinque sensi attraverso l’azione polarizzata del Dio e della Dea che creano con un meccanismo di alternanza e contrapposizione delle forze, riprendendo così concetti taoistici e presocratici come quelli eraclitei: la vita ha un senso perché esiste la morte, la luce viene opposta all’oscurità ecc.

“Tutti gli dei sono un Dio, tutte le dee sono una Dea”

Come già in alcune religioni pagane del mondo mediterraneo, le varie divinità non sono viste dalla Wicca come veri esseri antropomorfi e senzienti, ma come essenze senza aspetto di apparenza e senza dimensione fisica, che proprio gli uomini antropomorfizzano, per il bisogno di umanizzare cose che sfuggono alla limitatezza delle percezioni.

La Dea Madre

Schermata 2015-02-02 alle 10.54.28Riprendendo il concetto del culto della dea madre delle religioni pre-incaiche, una corrente trasversale, più o meno presente in tutte le tradizioni wiccan, sposta il baricentro dell’attenzione decisamente sulla parte femminile della divinità e sul suo ruolo attivo nella creazione, relegando al Dio maschile un ruolo di supporto come consorte e addirittura come figlio oppure decisamente limitato a quello procreativo.

Questa corrente, detta dianismo ha radici nei culti pre-cristiani dedicati alla dea Diana, nell’identificazione della stregoneria femminile medievale e nella rinascita del femminismo sessantottino; nello specifico le adepte a questa corrente si riuniscono in gruppi chiamati coven. La divinità femminile viene rappresentata come triplice, concetto molto importante per i significati sia cosmologici che escatologici: nei primi si riprende il concetto celtico o addirittura precedente dei cicli lunari crescente, piena, calante, e delle sue influenze sullo sviluppo della vita sulla terra: una sorta di bioritmo naturale, attento alle attività fisiche, psichiche, intellettuali e creative, particolarmente efficaci con la gobba a ponente, concretizzabili con la luna piena, mentre con la gobba a levante, si entra in momenti di riflessione, intimistici e di ricerca interiore. Le interpretazioni escatologiche ci riportano al significato ed al destino dell’ultimo uomo e del cosmo: in entrambi si sottolineano i concetti di nascita-vita-morte-rinascita già evidenziati da Empedocle, ribadendo la ciclicità della vita e la sua reincarnazione.

Cernunnos, Pan, Dionisio sono esempi presenti nelle religioni di tutto il mondo di tutte le epoche, della raffigurazione del dio cornuto che solo con l’avvento del cristianesimo ha assunto una dimensione malvagia. L’idea che tutte queste immagini fossero rappresentazioni di un singolo Dio Cornuto, di cui il Cristianesimo ha cercato di sopprimerne la venerazione associandolo con Satana, si sviluppò originariamente nei circoli occultisti alla moda di Inghilterra e Francia nel XIX secolo.

La famosa illustrazione di Baphomet di Eliphas Levi, nel suo “Dogme et Rituel de la Haute Magie del 1855” (basata sul dipinto della Sabba delle Streghe di Goya del 1789) accompagnò i primi suggerimenti in questa direzione. L’immagine di Baphomet di Levi è riflessa nella maggior parte dei dipinti del Diavolo fatti da allora. Il simbolismo è tratto dalla carta Diable dei Tarocchi di Marsiglia del XVII e XVIII secolo: con ali di pipistrello, cornuto e ungulato con seni femminili, posato su di un globo; Levi aggiunse il Caduceo di Mercurio nel suo inguine, spostò la torcia fiammeggiante per incoronare la sua testa e lo fece gesticolare verso la falce di luna. Questa non era un’immagine malvagia, contestò Levi, ma un dio del vecchio mondo, reso clandestino e condannato come una figura della stregoneria dal cristianesimo ostile. In realtà l’associazione del dio cornuto con l’immagine di satana, appare un po’ troppo sbrigativa; alcune libere interpretazioni possono far pensare all’ignoto, al lato oscuro dell’inconscio con tutti i suoi significati, oppure, come propose Margaret Murray alla semplice rappresentazione dello stato di natura dell’uomo, la sua parte animale, selvaggia, istintiva, che resta presente anche in quello più civilizzato, come una parte originaria insopprimibile, che può emergere ed esplodere in maniera violenta se viene repressa anziché compresa ed incanalata correttamente; non ultima l’associazione con la virilità maschile e la sessualità.

Visione cosmologica

La Wicca ha molti punti in comune con quella di alcuni autori presocratici; gli elementi fondamentali sono l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra, ciascuno dei quali governati dai guardiani o elementali. Sopra di essi, a regolare l’equilibrio, l’etere o Spirito. Il simbolismo fondamentale è il pentacolo iscritto nel cerchio, a simboleggiare l’infinito.

Ma qual’è la visione etica della Wicca? Semplificando molto potrebbe essere riassunta nell’agostiniano “Ama e fa ciò che vuoi”, con la specificazione “purché tu non faccia del male a nessuno”. Non esiste infatti una morale codificata, ma essa viene affidata alla libera gestione di ogni singolo wiccan, purché non interferisca con la libertà delle altre persone. Apparentemente volta verso l’anarchia, in realtà essa si basa su un principio universalistico, codificato nel Rede, termine derivato dall’antico proto-germanico, che significa consiglio, proverbio; correnti seguono invece la regola etica del tre: fondamentalmente il bene fatto viene reso tre volte così come il male, con chiare influenze evangeliche ed orientali, riprese anche nei concetti di amore, umiltà, forza  d’animo e compassione, presenti nell’ “Incarico Della Dea” uno dei maggiori testi sacri della Wicca.

I rituali

Schermata 2015-02-02 alle 10.54.03Molti sono i rituali della Wicca, anche perché estremamente personalizzabili da ogni congregazione. Nessuna coven può però prescindere da quelli di purificazione del corpo, talvolta vere e proprie abluzioni, del luogo, e della sua delimitazione. Il cerchio, all’interno del quale si svolgono tutti i riti, è considerato sacro per il significato di infinito dell’esistenza e di eternità; non ha dunque molta importanza l’eventuale edificio: anzi se il cerchio è tracciato in area naturale e non artificiale, il rituale magico serve per ricuperare il flusso energetico, aiutando a sviluppare immaginazione, spiritualità, emozione, soggettività e sensualità. L’energia magica è presente in ogni cosa, si tratta di trovare il modo di suscitarla e uno dei modi privilegiati è l’immersione negli ambienti naturalistici, questo non esclude che sia presente anche negli oggetti artificiali e nelle città, ma è più difficile individuarla. Come dunque nella religiosità cristiana medievale, viene data molta importanza all’energia sprigionata dalla terra, con la differenza che nell’architettura cristiana romanica e gotica, a questo si aggiunge la numerologia e la geometria sacra sui tre piani dello spazio.

Oltre ai  rituali descritti, si aggiungono quello della chiamata degli spiriti guardiani degli elementi, come buon auspicio, in modo invocativo o evocativo con l’atto teurgico della possessione del corpo (Drawin Down), avvenuto il quale il prescelto o la prescelta ricevono il quintuplice bacio dal sacerdote evocante e parlano con ispirazione divina.

Siano benedetti i tuoi piedi che ti hanno portato in queste vie
Siano benedette le tue ginocchia che si inginocchieranno al sacro altare
Sia benedetto il tuo organo senza il quale non esisteremmo
Sia benedetto il tuo petto formato nella bellezza/forza
Siano benedette le tue labbra che pronunceranno i sacri nomi”

Il Grande Rito

Schermata 2015-02-02 alle 10.53.32Rappresenta la summa della concezione religiosa Wicca che, come detto, celebra fondamentalmente la fecondità e la nascita della vita. Proprio per questo motivo l’atto sessuale viene rappresentato come sacro in quanto riproduce il mistero dell’Unione Cosmica, cioè il completamento tra il Dio e la Dea. L’atto ierogamico o matrimonio sacro non è solo legato alla Wicca: presente in molte religioni del passato remoto precristiano, veniva celebrato in primavera come simbolo di rinascita; anche nella tradizione cattolica, il ciborio, posto sopra l’altare, rappresenta in modo mistico, l’unione fra la chiesa e Dio. Ricco di simbolismo, questo atto prevede l’utilizzo di un elemento maschile, l’athame, o coltello grosso rappresentante il fallo che viene solennemente inserito in una coppa riempita con del vino rosso raffigurante la vulva: una sorta di immanente trascendenza. A scanso di equivoci, in qualche caso l’Unione può essere anche fisica, ma viene celebrata in privato fra sacerdoti coniugi o coppie consolidate. Al termine di questi momenti più solenni, si passa ad altri più conviviali con banchetti, danze e canti al termine dei quali una parte dei cibi vengono conservati per poi essere donati alla natura.

Conclusioni

Schermata 2015-02-02 alle 10.53.20La Wicca è dunque una visione religiosa dell’essere umano che vede se stesso come un piccolo ingranaggio forse poco essenziale nell’immensa macchina cosmica, ma con una sua dignità molto terrestre, nell’eterno perpetrarsi dei cicli di vita-morte-rinascita. Ha il vantaggio  della semplicità, permettendo alle persone di conformarsi a semplici regole di vita naturale; un ottimo codice etico che ha come limite il vincolo stesso con la terra, al di fuori della quale lo spiritus dell’uomo o anima non può esistere e verso la cui trascendenza non può mirare, neanche con il viatico della fede e della speranza, essendo l’immortalità legata solo all’idea del continuum vitae naturae.

Antonello Musso

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