Se vivete a Torino, o ci siete passati per qualche altro motivo, magari per visitare la città che non si ferma mai come pubblicizzava la réclame per le Olimpiadi invernali del 2006, probabilmente vi sarà capitato di leggere questa frase o una sua alternativa in italiano: il SS. Gesù sta arrivando, traduzione nella  quale – chissà per quale ragione – non trova spazio il molto presto.

Dunque nella città del mistero, nella capitale incompresa, nel luogo ove trova dimora la SS. Sindone c’è chi ritiene vi possa giungere, per un suo ritorno sulla terra, il Signore Gesù.

Epifania del messaggio

Schermata 2015-02-02 alle 10.44.32Le frasi sono apparse scritte su pezzi di carta, generalmente un mezzo o un quarto di un foglio A4, appiccicati sui muri o sui pali della luce a un’altezza  non raggiungibile estendendo le mani verso l’alto; può darsi perciò a non meno di due metri e mezzo o tre dal suolo. Gli stessi fogli sono spuntati poi sui mezzi pubblici e, infine, le scritte sono state apposte mediante pittura di colore bianco, sempre sui muri, a non più di cinquanta centimetri da terra. A chiarimento dei punti prescelti è opportuno qualche riferimento.

Quando Cristo ritornerà, racconta Luca (ma anche Giovanni) nella Bibbia, sarà visto venire sulle nuvole e questa informazione spiega la prima disposizione dei messaggi poiché favorisce un qualche distratto e momentaneo sguardo al cielo. Cielo che, ovviamente presente anche sulle città, è difficile da osservare considerando il peso dei pensieri e dell’attualità incombente che ci costringe in soggezione ad abbassare lo sguardo verso il suolo. E forse anche quest’accorgimento potrebbe non bastare se la gente rinuncia all’intenzionale vedere compiacendosi del solo spontaneo guardare: il rivolgere gli occhi o il fermare lo sguardo su qualche oggetto o persona non include obbligatoriamente l’idea del vedere, giacché si può guardare senza vedere granché. Occorre invece vedere per prendere, comprendere, capire.

Ancora qualche spunto sull’ubicazione dei messaggi. Mentre i biglietti in carta sono incollati molto in alto – sui mezzi di trasporto l’altezza è ovviamente quella massima consentita – facendo incuriosire sulla modalità con la quale sono stati appiccicati, le scritte in pittura si è detto si trovano a non più di un metro da terra: proprio questa seconda posizione dei messaggi non lascia indifferenti i buontemponi, qualche spirito ridanciano la cui vena umoristica trova sfogo in burle quasi ovvie, poiché non è raro imbattersi in messaggi di rimando come Butta la pasta!, Ma anche no!, Ha perso il volo!, Speriamo sia più puntuale del 18!. Quasi certamente costoro non conoscono il proverbio «Scherza con i fanti ma lascia stare i santi!» o non intendono metterlo in pratica preferendo un parlare leggero e poco riverente.

Genesi

È difficile stabilire l’origine delle scritte però, “googlando” nella rete, abbiamo un indizio. Dal momento che ci stiamo abituando all’idea che un fatto esiste come realtà sociale solo dopo la certificazione da parte di un qualche social network, è lecito supporre che il fenomeno possa essere iniziato suppergiù nel 2010 perché risale a quel periodo una pagina di Facebook legata a questo avvenimento: la creazione del profilo reca infatti la data del 27 settembre 2010.

Nulla si conosce di chi o di coloro che hanno originato questa manifestazione. Però all’autrice di questo scritto è accaduto di essere testimone, a bordo di un mezzo pubblico, dell’inusuale volantinaggio. Precisamente sul tram numero 13, che collega Piazza Campanella alla Chiesa della Gran Madre di Dio (un indizio!?), mi è capitato di vedere una persona dedita ad incollare uno di questi biglietti, un mezzo foglio A4.

Era una ragazza molto giovane, di probabili origini africane, proprietaria di un sorriso beato, gioioso, disarmante. Questa sua lieta presenza è un’espressione di letizia che può essere colta, specialmente in questo periodo di disagio – più interiore che estetico, più morale che economico, più sociale che finanziario – forse soltanto, o forse soprattutto, sui volti di persone sinceramente dedite alla preghiera come possono esserlo le donne e gli uomini che vivono nei monasteri di clausura. La giovane, mentre cerca di incollare il messaggio, si gira per guardarsi intorno senza alcun timore, conscia – si può presumere – di non arrecare alcun danno anzi di essere il veicolo privilegiato di una notizia che non può più attendere, essere trattenuta o taciuta oltre: Gesù Cristo sta ritornando. Roberto Gervaso ritiene che per alcuni custodire un segreto sia come trattenere il respiro, figuriamoci tenere prigioniera tale notizia.

Professione di fede

Schermata 2015-02-02 alle 10.44.08Credo che lei ne fosse sinceramente convinta: è questione di attendere ancora poco tempo per veder tornare Gesù. È persuasa come lo erano i cristiani dei primi secoli i quali attendevano un ritorno immediato, contemporaneo della loro generazione, essi avrebbero rivisto Gesù durante la loro esistenza in vita.

Questa stessa convinzione oggi è forte fra i gruppi meno numerosi e fra le persone fresche di (persuasa) conversione. È risaputo, e ribadito in continuazione sui mezzi di comunicazione, che le popolazioni occidentali subiscono le lusinghe della secolarizzazione: fenomeno che le allontana sempre più da ciò che è sacro e divino. Invece le aggregazioni religiose dai numeri trascurabili, ovunque e comunque, si sviluppano, fanno proprio il core business delle prime assemblee cristiane: annunciare l’evangèlo, la buona novella della redenzione mediante Gesù Cristo del quale esaltarne innanzitutto il ritorno.

Sarà capitato a molti di provare la veridicità di quest’affermazione: se suona il citofono potrebbe non essere il postino ma un testimone di Geova e se in un parco cittadino si sente qualcuno che parla a un microfono potrebbe non essere un artista di strada ma un pastore delle Assemblee di Dio in Italia, se … ma bastano questi esempi per evidenziare il fervore apostolico dei piccoli gruppi. Invece le grandi comunità di fedeli, pure coinvolgenti in occasione di pubblicizzati e spettacolarizzati eventi mondiali, appaiono se non assenti, distanti, e comunque meno pressate dalla necessità di fare proseliti, nuovi seguaci o semplicemente di comunicare la propria visione del mondo.

Predizioni

Schermata 2015-02-02 alle 10.43.49Sono molteplici i movimenti religiosi che manifestano con fervore una sorta di millenarismo secondo cui la parusia del Cristo, il ritorno alla fine dei tempi di Gesù dovrebbe avvenire in concomitanza con il nuovo millennio. A questo proposito sono state indicate molte date al cui giungere, nell’insuccesso del pronostico, sono state spostate in avanti, in un rincorrersi di previsioni tuttora risultate vane. Tranne il Movimento Raeliano – fondato negli anni ’70 dal francese Claude Vorilhon – tutti i gruppi religiosi s’intrattengono più sul momento che sul luogo dell’arrivo: costoro credono che il ritorno debba avvenire, almeno nelle intenzioni iniziali, in Israele. Comunque non vi è traccia di Torino.

Nella narrativa invece il ritorno c’è già stato, anche in questo caso Torino non c’entra niente perché la storia si svolge negli Stati Uniti. Nella fattispecie si tratta dello scrittore John Niven il quale lo ipotizza nel romanzo The second coming, tradotto per i tipi della Einaudi da Marco Rossari con A volte ritorno. Il libro, scritto nel 2011, prevede un ritorno “forzato dal padre” che finisce – evitando di raccontarne con ragione le conclusioni – con un esito inconciliabile con l’attuale legislazione italiana e, quindi impraticabile nell’antica città sabauda. Pacificamente però si può dire che anche in questa circostanza Gesù non è riconosciuto da tutti come tale.

Ed anche nella realtà è possibile presumere questa evenienza, cioè si può sempre correre il rischio che l’intera umanità possa, come un paziente affetto da prosopagnosia – affezione del sistema nervoso che impedisce il riconoscimento dei volti delle persone -, non riconoscere le fattezze del Cristo.

Reliquia

Schermata 2015-02-02 alle 10.43.24Tornando al soggetto del testo, quali sono i motivi che spingono questi novelli emuli degli apostoli a proclamare il ritorno proprio a Torino, considerata da Vittorio Messori (assieme a Aldo Cazzullo, Il mistero di Torino. Due ipotesi su una capitale incompresa) alquanto sulfurea? Egli definisce Torino come una città per il Cristo e l’Anticristo: primo per la presenza del sudario di Gesù di Nazareth, secondo per l’aver ospitato l’autore dell’Anticristo, Friedrich Nietzsche – forse attratto da Torino proprio dalla presenza della Sindone – spinto dal folle progetto di mostrare come un sol uomo potesse distruggere il cristianesimo. Enzo Biagi, in Buoni Cattivi, sospettando che il Diavolo abbia scelto come residenza, all’interno della nostra Repubblica, proprio la città di Torino, con ironia si chiede se ci si trova bene. Torino è stata anche la città del sensitivo Gustavo Adolfo Rol e in essa, si ritiene, vi avrebbe soggiornato Nostradamus, invece Franz Kafka, da un appunto del suo diario del 4 settembre 1911 pensava di non doverla visitare, difatti si scopre che l’autore della Metamorfosi, nonostante sia stato da tanti consigliato di visitarla, s’impone di non andare a Torino, a nessun costo: divieto che trova conferma nel seguito del diario. Forse temeva la seduzione che ammaliò Nietzsche? Del resto Kafka proveniva da Praga, che per Messori può essere considerata città gemella di Torino quanto a magie. Quest’ultimo autore è convinto che « dietro tutto l’enigma della città ci sia un Telo – nel senso proprio, concreto – sui cui, enigmaticamente, scorre una storia di Torino che solo gli occhi del credente possono intravedere ». Se la Sindone è “vera”, perché è qui quella sconvolgente traccia del passaggio di Dio nella Storia?

Un’altra ipotesi

Un ritorno è possibile a seguito di un allontanamento che tuttavia Matteo nega quando riporta l’impegno di Gesù a essere con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Per carità, in questo spazio – lungi da qualsiasi velleità esegetica dei testi sacri – non si discute la funzione dell’Eucarestia ma ci si avvale, nel solo senso letterale, della promessa di Gesù per confidare in una sua presenza ininterrotta. Insomma Gesù non torna perché è già qui.

Se invece, quindi, il pronostico del ritorno di Gesù non fosse il preannuncio di una manifestazione in carne ed ossa ma, dopo un lungo periodo di assenza, l’auspicio di una venuta spirituale? Proprio per questi tempi dolorosi è necessario un solido sostegno per cuori fiaccati da difficili e incomprensibili affanni, una guida leale per menti sviate e frastornate da futili giocattoli, un salvatore affidabile per anime irretite e pregiudicate da malevoli ammaliatori.

Gli autori delle iscrizioni che, in maniera frugale, decorano Torino forse sperano in un cambiamento delle coscienze, un risveglio spirituale che, dalle semplici parole scritte sui muri, possa germogliare e svilupparsi nei cuori della gente. Anche solo una parola potrebbe causare il rinnovamento, almeno una parola canta Renato Zero perché « noi forse stanchi di questo niente / di mille chiese e un cielo sempre più assente / e questa rabbia che non consola / almeno una parola » ci serve, avendo ben in mente il titolo che Giovanni riserva al Cristo all’inizio del suo Vangelo: il Verbo. Quando si legge che il SS. Gesù sta arrivando, si può ritenere che egli sia già qui.

Carmela Nardella

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