#01 Il Viandante

5« Qualunque sia la ragione per cui la grandezza si esaurisce, è sicuro che essa perde la sua patria.
Per questo segue il segno: il Viandante
»

« L’uomo che ha pochi amici, quegli è il viandante »

« Il Viandante. Riuscita per piccolezza. Al Viandante perseveranza è salutare »

« Sul monte vi è fuoco: l’immagine del Viandante.
Così il nobile è chiaro e cauto nell’applicare le punizioni e non tira per le lunghe i processi »

 I Ching – Il Libro dei Mutamenti a cura di Richard Wilhelm, Adelphi 1991

Il Viandante: sue sono le vie secondarie e le cose piccole. Stare in sé stesso e perseverare sulla propria strada: il senso del tempo del Viandante è invero grande

Terre sconosciute e la separazione sono il destino del viandante.

Un viandante non ha fissa dimora, la sua casa è la strada. Per questo deve impegnarsi a rimanere interiormente giusto e saldo, a fermarsi solo nei posti adatti avendo a che fare solo con brave persone. Allora avrà fortuna e potrà continuare il suo viaggio  indisturbato

Schermata 2015-01-30 alle 16.22.02# 02

Questa pagina era nata per un qualche scopo ma non ho poi più saputo come e perché proseguire.

Ora ho un’idea: pensieri telegrafici.

Non, però, come Twitter. Vorrei che rimanessero e, per quanto scombinati, potessero costituire un luogo di lettura.

Non per molti.

Non per i facili.

Per i dubbiosi.

Per i ricercatori.

Gli sperimentatori.

Anche solo per me, va bene comunque.

# 03

Tra I Ching, Tarocchi ed Entropia, i non-disordinati dicono esserci la follia.

Poi, ordinati e disordinati muoiono; solo che, mentre ai primi resta la melancholia di chi ha perduto qualcosa, negli altri abita il paradossale sarcasmo di chi dubita di averlo mai avuto.

# 04

Sotto molte strumentalizzazioni attuali esiste un conflitto culturale e spirituale antico che ha ben poco a che vedere con le razze, a meno di non intendere come appartenenze e comunità di potere e controllo.

Quanti di noi credono nel monoteismo solo perché dall’infanzia ci hanno insegnato essere l’unica possibilità?
Quanti danno per scontato che il vecchio e il nuovo testamento siano un unico libro in ragione di una debole profezia intesa in due modi opposti?
Quanti non prendono in considerazione che un possibile insegnamento esoterico del Cristo nel periodo egiziano prevalga sulla dottrina del dominio culturale dei Sacerdoti del Tempio?
Quanti che l’animismo abbia più parentele con le religioni orientali e con la scienza moderna, e con Ignazio di Loyola e buona parte della tradizione monastica?
E quanti hanno paura di dire queste cose per non correre il rischio di incorrere  nelle nuove inquisizioni o passare per criminali dell’umanità?

# 05

Furono poetiche quelle tre parole, “Liberté, Egualité, Fraternité”, ancora vere e potenti oggi. Tuttavia, se volessimo attualizzarle, ferma restando la Libertà, parlerei di “Equilibrio e di Solidarietà”.

La Libertà è definita una volta per tutte nell’idea di partecipazione di Gaber e l’Uguaglianza oggi è una prigione, sia perché fa a pugni con la Libertà, sia perché non siamo uguali nei fatti e non vogliamo neppure esserlo; casomai “Equanimi”, con pari opportunità e diritti, e ragionevoli, tolleranti, rispettosi, ecologici… sostenibili anche per il pianeta e gli esseri viventi tutti.
Per questo a “uguali” preferisco il principio armonico per ogni ensemble di “equilibrati”.

Invece la Fraternità è qualcosa di obsoleto come la famiglia, mentre la   Solidarietà sostenibile è quanto di più attuale si possa immaginare!

# 06

La nostra arroganza ha inventato il Tempo per giustificare quel cambiamento  che chiamiamo Età.

# 07

Fino a che fai della tua ricerca un compito sarai sempre nella trappola del Samsara e ci sarà sempre uno specchio a ripetere l’eco infinita del riflessi che si rispecchiano a vicenda.

Il superamento della duplicità non può essere un compito e non possono esservi istruzioni: solo percorso, peripatesi, indifferenza appassionata, contemplazione della stanza degli specchi, al di là delle figure e dell’immagine   di sé.  Questo naturalmente per approssimazione da viandante.

# 08

Qual è la materia della sofferenza?

Dolore, paura e terrore, disperazione, solitudine, orrore.

Non è la morte che ci fa soffrire ma il dubbio che possa essere il luogo dove si incontrano tutte le nostre fonti di sofferenza.

Non solo il Dolore, ma l’Orrore (il monologo di Marlon Brando in Apocalypse Now), il Terrore (i mostri di Lovecraft) e le paure (quelle infantili, dall’uomo nero all’abbandono della mamma).

E poi due parole che usiamo spesso, ma che sconfinano con il metafisico: la Solitudine non è star da soli, ma l’ipotesi che non ci sia null’altro oltre a te stesso nell’Universo vuoto e senza fondo, buio e silente (“ognuno sta solo nel cuor della terra trafitto da un raggio di sole ed è subito”… notte!); e poi c’è la Disperazione, ovvero la mancanza di ogni speranza, la certezza che il tempo si sia fermato, che tutto sia già stato vissuto, che ogni fine, sogno, ideale, missione, valore non sia mai esistito, che i tuoi figli siano tutti morti assieme a tutti i figli degli uomini e di tutte le creature viventi.

Ecco perché dolore e sofferenza non sono la stessa cosa!

# 09

Da giovane non tolleravo l’idea dell’Onore.

La trovavo tronfia, retorica e persino servile. Questo perché troppe falsità scolastiche l’avevano abbinata alla schiavitù al potere e all’obbedienza coatta ai comandanti.

Questo era segno che il deterioramento del concetto si era realizzato da tempo.

Eppure, sono convinto oggi che l’Onore attraversi il tempo fino a perdersi molto più lontano di eserciti, comandanti e imperatori.

Esiste un Onore dell’essere persona che esula dall’obbedienza e dal potere

Non solo ne sono convinto, ma da vecchio sento che senza l’Onore di me stesso mi sentirei perduto. Se oggi potessi insegnare al giovane che ero allora gli direi:

« Hai ragione, ma anche torto a gettare il bambino con l’acqua sporca. Non fare affidamento dell’onore che ti giunge dall’esterno perché quello è fuorviante e il più delle volte disonorevole! Ma nello stesso tempo serba in considerazione più della vita stessa l’onore che la tua coscienza prova per te stesso, lungi dai giudizi del mondo e dalla morale dei bigotti e dei giudici del potere. L’unico onore è quello che provi quando metti la tua anima allo specchio responsabile della tua stessa libertà. Perché senza di quest’ultima nessun onore è possibile! »

Non avrei mai pensato che in pochi anni, ancor più che l’idea stessa di “vergogna”, la cui rimozione era stata osservata da Umberto Galimberti una ventina d’anni fa, il concetto di Onore sarebbe praticamente scomparso dai nostri vocabolari e mi sarei trovato a riscoprirne il valore di fronte a quanti oggi accusano di disonore chi difende l’onore dell’individuo dai soprusi delle agenzie di stato, o di quanti ormai a 360° sono disposti a perderlo per qualsiasi vantaggio materiale, il più irrisorio.

Non vendere la mia anima o la mia coscienza e rispondere di essa di fronte a me stesso e al mio credo e quello che restituisce ancora una parvenza di valore e significato a questa vita e al rispetto e all’amore che mi consente di scambiare.

« L’onore è un privilegio che trae la sua principale essenza dalla rarità. (…) Se l’azione non ha qualche splendore di libertà, non ha né grazia né onore. (…) Ogni persona di onore sceglie di perdere piuttosto il proprio onore, che perdere la propria coscienza » (Michel de Montaigne)

«L’uomo che si affanna per aumentare il patrimonio, ne viene schiacciato, è un vinto, che ha abbandonato le armi sul campo dell’onore » (Orazio)

« L’onore va a picco dove il commercio prevale a lungo » (Oliver Goldsmith)

« Saper campare del proprio, poco o molto che sia, è la prima garanzia di una vita onorata e tranquilla. Quando, invece, si comincia a vivere dell’altrui, addio tranquillità e purtroppo non di rado, addio  onore » (M. D’Azeglio)

# 010

Vivo in un mio dialogo interiore che rifugge dai pensieri pensati, ma non dalle parole della transe parlata, dalle voci dell’inconscio collettivo.

Sono uno schizofrenico salvato dalla devianza da un patto poetico: un contratto di coabitazione felice con i miei spiriti guida. Spero che questo rapporto si mantenga tale fino a regalarmi, se non una morte felice, almeno non troppo sofferta.

Per questo le mie parole sono semi al vento. Di miliardi di spermatozoi solo uno è fertile, ma è troppo denso per la mia cellula uovo.

Denso di significato, come un’essenza talmente intensa da virare il profumo in disgusto, il dolce in insopportabilmente amaro e acido.

Ma anche denso di ricerca, e quindi provvisorio: compresenza di tesi ed antitesi per la femmina che è in me che vorrebbe un bastone, una guida sicura, un uomo forte, senza se e senza ma.

Soprattutto, non mi capisco perché non mi *voglio* capire, così come non concludo perché non voglio finire e non finirò, non perché non voglia, ma solo perché non sono mai cominciato.

Ennio Martignago

Annunci