Toccare un argomento così astruso ed obsoleto come il simbolismo ermetico, in un’epoca in cui la tecnologia pare essere la padrona assoluta della realtà, può apparire inutile e sconfortante.

E’ un discorso ormai stanco e ripetitivo: cos’è o cos’era l’alchimia? Una protochimica? Un’illusione? Un modo per estorcere denaro ai gonzi? Un insieme di procedure di varia natura come applicazione di principi filosofici di origine spuria e sincretica?  Forse un po’ di tutte queste cose.

Schermata 2015-01-30 alle 16.29.18Se andiamo ad esaminare, un po’ alla rinfusa perché i tempi moderni non ci permettono più di indugiare e riflettere sulle cose, i testi di varie epoche, quel che ci appare è un caos infinito. Pagine e pagine di filosofia, concetti volti a confondere, fiabe, metafore, mito, religione e un’infinità di simboli. Viene spontaneo domandarsi perché in un ambito su cui si è scritto tantissimo in epoche tanto differenti si è voluto mantenere questo spesso velo di impenetrabilità. Volendo diffondere un qualsivoglia verbo (e volendolo condividere) sembrerebbe sensato rendere le cose più semplici o quantomeno comprensibili. La massa e la qualità del materiale disponibile è così vasta e varia che non è possibile, oggi, affrontarla da un solo punto di vista. Occorrono basi di antropologia, sociologia, filosofia, chimica e molto altro per non farsi fuorviare. Può sembrare un’impresa folle come svuotare il mare con un cucchiaino.

Innanzitutto occorre cercare di distinguere quelle opere e quegli autori degni di una certa attendibilità o di una qualche validità dalla marea dei semplici ciarlatani opportunisti che copiavano opere altrui millantando chissà quali esperienze e realizzazioni.

Dopo aver effettuato questa prima operazione di scrematura, ardua soprattutto se si compie da soli, cioè senza una guida o delle figure di riferimento, si deve affrontare comunque la massa del materiale rimanente che presenta innanzitutto due problemi. Il primo di natura storica: se leggo un autore medievale o settecentesco devo calarmi in quell’epoca e provare a immaginare come questi autori vedevano il mondo, la vita, le usanze di quel tempo e di quel luogo. Senza una percezione dello zeitgeist di cui il testo è espressione, fatalmente si rischia di perdere delle informazioni….e questo conduce fatalmente al secondo problema: cosa sapeva, cosa praticava, come  intendeva l’alchimia l’autore preso in esame?

Schermata 2015-01-30 alle 16.29.04E’ ormai noto che il simbolismo dell’alchimia, proprio per la sua duttilità “mercuriale”, è stato impiegato per tracciare percorsi operativi assai differenti per non parlare dei saccheggi da parte di psicologi del profondo, filosofi, mistici, etc. Parlando di metodiche e/o di approcci di lavoro diventa indispensabile chiarirsi le finalità dell’opera ermetica: è la trasmutazione dei metalli? L’immortalità fisica? Una qualche forma di sopravvivenza alla morte fisica grazie alla creazione di una sorta di secondo corpo ma non fisico bensì simil-gassoso?

Ordunque, per quanto riguarda la trasmutazione dei metalli, fuor di metafora, non si può escludere che gli antichi fossero a conoscenza di una qualche forma di manipolazione chimica atta a permettere delle modificazioni della materia. Ovvio che è solo un’ipotesi. Secondo certi sostenitori di sentieri chimici alternativi (tipo fusione fredda e simili) gli antichi sarebbero stati in possesso di tecniche di manipolazione “povere”, arcaiche ma comunque efficaci.

Dato che le trasmutazioni con mezzi moderni costerebbero troppo rispetto la scarsità del metallo prezioso ricavato, la scoperta e diffusione di metodi semplici e a buon mercato per realizzare metalli preziosi e rari segnerebbe un crollo e un cambiamento epocale dei nostri usi e costumi socioeconomici….siamo davvero sicuri che sarebbe un male? Mi limito a porre la domanda.

Il punto è che non tutti gli autori sono d’accordo su questa interpretazione “metallurgica”, né sotto il profilo dottrinale e tanto meno procedurale.

Secondo alcuni saggisti e ricercatori accademici la cosiddetta pratica alchemica di laboratorio sarebbe una tecnica spuria, una deviazione sviluppata in epoca tarda. Il  simbolismo metallico un prodotto successivo per nascondere conoscenze più antiche avulse da qualsivoglia tecnica da fornello.

Schermata 2015-01-30 alle 16.28.46Restano da chiarire i misteri e tutto il polverone creato attorno al “mito Fulcanelli” e la cosiddetta scuola francese.

Ora, dato che è ormai acclarato che sia in ambito cinese che arabo e indiano alcuni operatori hanno fatto uso di materie antimoniali e suoi derivati, è lecito pensare che la cosiddetta via dell’antimonio praticata e diffusa dai vari Canseliet, Champagne, etc. abbia perlomeno un qualche fondamento culturale, cioè riferito ad una tradizione e/o ad usi e modalità già conosciuti in altre epoche ed aree geografiche. La cosa difficile da accettare, nel “caso Fulcanelli” è la presunta immortalità fisica dell’operatore. In questo caso ci si trova di fronte ad un classico caso di “ludibrium”….insomma una bufala. Come una bufala si è rivelata la mitica saga castanediana. Ovvio che la gente sente la necessità viscerale di credere a qualcosa, inutile dilungarsi sugli aspetti sociologici e psicopatologici di certi fenomeni culturali, pena il deviare dall’argomento del presente articolo. Nonostante i disvelamenti ( per non dire demolizioni) del mito fulcanelliano, ancor oggi esistono bricoleur filosofali della domenica che producono quantità industriali di regolo antimoniale (in prospettiva di cosa solo Dio può dirlo) e credono ciecamente in un Fulcanelli eternamente giovane che cambia identità e luogo come l’Higlander cinematografico.

Tornando ad argomenti meno suggestivi, se si considera la pratica di laboratorio come una deviazione o diramazione cronologicamente tarda rispetto alla linea tradizionale o se si preferisce più antica, non ci resta che considerare l’altra interpretazione, più sdrucciolosa ma non meno intrigante: l’alchimia interna. Da molti è stata ed è considerata la chiave delle chiavi, la spiegazione ultima di tutti i miti e le metafore degli antichi (nell’ambito della schola partenopeo-nilense si parlava di arcana-arcanorum).

Bisogna premettere che nei testi alchemici, sia che si tratti di alchimia esterna che di quella interna, si fa riferimento al concetto di trasmissione e/o tradizione. C’è chi incontra un iniziatore o qualcuno che lo introduce in qualche fratria, in alcuni casi si parla addirittura di rivelazione divina, senza la quale non sarebbe possibile nessun tipo di realizzazione pratica. Detto questo si esclude in modo perentorio la possibilità  di accedere nel mondo ermetico senza un’effettiva iniziazione o contatto con maestro o istituzione atta a trasmettere le metodiche di lavoro.

Schermata 2015-01-30 alle 16.28.28Ancora una volta, ingenuamente viene da domandarsi il perché di tanta segretezza.

Soprattutto di questi tempi, in cui non ci sono più roghi né gruppi di pressione che temono di perdere il controllo egemonico sulle masse…perché mai il pensiero alchemico potrebbe fare ancora paura? Cosa potrebbe compromettere o destabilizzare? Le persone sono più occupate a vivere di computer e cellulari, si vive di virtualità e social network. Non si è più in grado di stare in casa un pò di ore in solitudine e silenzio senza andare in panico cercando disperatamente il mouse o il cellulare. La realtà che viviamo è ormai filtrata da protesi, appendici che ci danno un senso di sicurezza e conforto. Condivisione è la parola d’obbligo. Più niente di segreto e riservato. Eppure, parlando di sopravvivenze alchemiche al giorno d’oggi, la coltre impenetrabile di mistero si mantiene inalterata. Questa forma di discrezione così stucchevole e barocca spesso nasconde solo ignoranza o narcisismo mal digerito. Qualche volta il segreto nasconde solo qualcosa che se esposto pubblicamente potrebbe generare solo ilarità e ironia. Talvolta il segreto fa parte delle strategie di manipolazione utilizzate presso certe organizzazioni presunte iniziatiche o con pretese alchemiche. E’ triste dover ammettere che alcuni ambienti un tempo depositari, forse, di qualcosa di autentico, sono diventate vere e proprie tagliole per anime ingenue.

Detto questo però, all’origine di tanta discrezione poteva forse esserci qualcosa di concreto. Si può considerare che all’origine di certe pratiche di alchimia interna vi fossero  delle implicazioni etico filosofiche in grado di rovesciare ciò che è il senso comune, quella doppia morale tanto scomoda al consueto “politically correct”. In fondo l’esoterismo (quello vero non la new-age) afferma la differenza tra gli uomini, sennò perché un sapere riservato che separa invece di unire? Secondo von Sebottendorf, un autore piuttosto noto agli specialisti del campo, l’alchimia sarebbe un mezzo per forgiare uomini particolari con una speciale missione o finalità di vita. Qualcosa in grado di influenzare la vita dei popoli da dietro le quinte della storia. Toccando tali argomenti, come logica conseguenza, non si può evitare di arenarsi nel mitico/mistificatorio bagnasciuga del complottismo, i Superiori Incogniti, i Rosacroce, etc…..ma torniamo all’alchimia interna. Compulsando gli scritti più o meno riservati di certe organizzazioni ermetiche tradizionali o derivate da qualche filone tradizionale, ci si trova di fronte ad un coacervo di pratiche teurgico/sessuali derivate dalle antiche sette gnostiche, vi si ritrovano richiami al tantrismo o a certo “taoismo d’alcova”, il tutto condito con pentacoli, sigilli, cifre e carmi di ispirazione caldea, ebraica e cristiana. In questo caso lo scopo (aldilà di quello più evidente che è il potere magico nudo e crudo) sarebbe la creazione o condensazione di un corpo sottile (il feto immortale dei taoisti) che dovrebbe garantire all’adepto un trapasso differente dai più; la possibilità di mantenere la coscienza nel postmortem e la possibilità di rientrare in un altro corpo mantenendo lucidità e ricordo della passata esistenza. E’ evidente che dal punto di vista scientifico tutto questo è piuttosto difficile da poter anche solo accettare come remota possibilità. Non è il caso qui di andare a rivangare studi di nicchia sull’ipnosi e il magnetismo o certe prospettive neuropsicologiche di orientamento quantistico per voler trovare ad ogni costo possibili correlazioni volte ad avvalorare il “separando ermetico” (questo è un termine specialistico tipico di certa tradizione di magia trasmutatoria) anche solo come mera ipotesi di lavoro.

Per esseri umani che non vivono una vita ordinaria (forse allora si capisce di più la riservatezza e l’inaccessibilità di certi personaggi). I sacrifici e le rinunce sono immensi…del resto si parla di vincere la morte, non diventare un calciatore ricco e famoso e neanche di cercare un lavoro fisso e metter su famiglia. Insomma è un tipo di attività che può riguardare una tipologia umana rarissima. Se valga la pena o meno lo si dovrebbe chiedere ai pochi che tale via hanno tentato e ho forti dubbi di poter ricevere risposta (anche perché è difficile trovar coloro a cui chiederlo). Forse è solo un’illusione, una chimera o magari no…forse nella moltitudine dei nostri simili vi è qualcuno, che vive, vede, respira e osserva ma con una coscienza antica, che porta  con sé antichi dolori e ricordi di eventi, esistenze, immagini…un “senza tempo”.

Schermata 2015-01-30 alle 16.28.11E’ comprensibile che un tale individuo cerchi solo il suo simile e se ne guardi bene dall’istruire qualcuno inadatto. Ma istruire perché, a che pro? Se vi è una necessità allora c’è qualcosa che sfugge e che non si comprende in questo paradigma dell’immortalità ermetica. Esistono gruppi e fratrie che si ispirano a questo orientamento ma l’idea che ci si fa osservandoli è quella di “serpenti senza testa” gruppi che sono serviti alla manifestazione e alla missione di qualcuno che non è più. Restano i ricordi e le memorie in un tessuto di invidie e lotte per il potere in un ambito dove il ricercatore onesto fatica a trovare il giusto contatto. Ma per alcuni è anche la sola ricerca che valga la pena condurre in questa esistenza. Un sentiero difficile e pieno di insidie che richiede preparazione profonda e sacrificio. Pupi Avati ci ha lasciato in “Voci notturne” e “L’arcano incantatore” delle suggestioni pregnanti e inquietanti di tale sentiero. Questo per ribadire ancora una volta che non è un passatempo o un’attività per fuggire dalla realtà del mutuo da pagare, di una famiglia noiosa o di una vita deludente. Per gli altri è sufficiente la new-age con l’attivazione dei chakras in un fine settimana e il corso sciamanico in sette giorni, ovvero come cambiare restando sé stessi ma cambiando e favorendo il destino economico del guru di turno.

Oscar Maganza

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