“Non credo che s’invecchi. Credo che quello che capita abbastanza presto nella vita è che ad una certa età ci si fermi, ristagnando (…)

Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta.” Thomas Eliot.

Noto che le persone proiettano con gran facilità se stesse nel mondo esterno a loro, la proiezione più diffusa è nell’altro, il più vicino a noi in quel momento, così noto molti spunti personali in ciò che viviamo e in come viviamo.

Da giovani ci si ferma a prender respiro per poter riprendere presto il cammino, la metà sembra l’obiettivo più importante, un sentimento che ci angustia spesso, il bisogno d’arrivare, realizzare i nostri sogni, i desideri, la volontà.

Crescendo ci si ritrova a godere del viaggio, il momento più intenso in cui la vita e le esperienze coincidono, si vive nutrendosi delle esperienze, imparando dalle esperienze.

Invecchiando ci si ferma a contemplare il mondo e la sua frenetica attività, stanchi di trovarsi nella mischia, stanchi di non comprendere e non capire il perché del perché.

Meglio l’oblio, dimenticare di aver vissuto, pensato, agito, continuare ad esplorare quello che ci è vicino, quello che dovremmo conoscere, il tornar al punto di partenza e scoprir il posto per la prima volta.

Potrei dire di non saper come ritrovarsi in un posto e conoscerlo per la prima volta, ma non è così: il mio lavoro con l’ipnosi mi ha insegnato che quest’esperienza è comune tra chi torna dallo stato di transe, come appena svegli alle volte uscendo da un sogno ci vuole un po’ per orientarsi al presente, così cambiando lo stato mentale della nostra esperienza, in ipnosi, succede di tornar come bambini e conoscersi per la prima volta.

Lo stupore è l’esperienza più bella per occupare la mente, il momento migliore in cui la mente si occupa di qualcosa è non si pre-occupa, un momento presente, il qui ed ora dello stato di transe, in cui si scopre un mondo per la prima volta.

Continuo a sostenere che la vita è uno stato mentale, la mia esperienza è tale, il mio esserci o non esserci è uno stato mentale, un gioco particolare in cui provo sensazioni e le intreccio nei miei pensieri, parole, simboli, legandoli tra loro e dando un senso ed un significato al vivere, nella gioia, nel dolore, nello stupore, attraverso le relazioni che cerco, che creo, che incontro, che mantengo.

Mi appare tutto molto semplice qui davanti a queste parole, tutto è lineare, ma la storia che ci raccontiamo non è la stessa cosa, neppure la storia che subiamo non è la stessa cosa.

Ormai ho compreso la maggior superstizione umana, è proprio il meccanismo causale, il perché, dice bene Wittgenstein, nella scienza medica si chiama diagnosi, importante tassello della cura, spesso innegabile tassello della chimica degli elementi, nel mondo degli oggetti e delle forze è senz’altro un metodo significativo di ristabilire l’ordine della vita, fuori dall’ordine vitale la vita vien meno.

Il nostro mondo fisico è ingombrante e si presta facilmente e divenire il modello con cui trattare il mondo delle idee, allo stesso modo degli oggetti e delle forze fisiche cerchiamo di trattare il mondo delle idee, il risultato è devastante.

Le idee non sono fisiche anche se governano le regole della fisica, le idee non sono in un luogo o in un tempo, posso essere in ogni luogo ed in ogni tempo, noi sostanzialmente pensiamo che il mondo interno della nostra mente sia finito e definito, almeno questo è ciò che pensa la nostra mente cognitiva, ecco la ragione dello stupore ogni volta che le regole logiche non si applicano al meccanismo causale del mondo delle idee intuitive, ecco lo spazio della magia, del metafisico.

Credo che non possiamo prescindere dall’esser sorpresi di noi stessi, almeno quando invece di proiettarci nel mondo che consideriamo reale attorno a noi, entriamo dentro il mondo che crea le idee, il senso ed il significato, il mondo interiore.

Nessuno può dire cosa sia ne come sia questo nostro mondo interiore, quello che è appurabile è che non esistono due mondi interiori uguali, ogni mondo inconscio, così è definibile un mondo che non si può conoscere, si può solo esperire, ogni mondo inconscio è unico ed irreplicabile.

Ecco dunque lo stupore dell’ipnotista nell’incontrare la storia, che si declina durante l’esperienza ipnotica, del mondo interiore della persona, un mondo fantastico che va però organizzato, un pezzo fantastico di puro marmo senza forma, che attende d’esser scolpito, dove però lo scultore è la persona protagonista dell’esperienza ipnotica, mentre l’ipnotista è semplicemente spettatore di tutto quanto, noi perturbiamo un sistema complesso e rimaniamo ad osservarne il cambiamento.

Tutte le volte che scrivo i miei pensieri apro una finestra su quel mondo che mi stupisce, mi coinvolge mi emoziona, sia che sia il mio mondo inconscio o l’inconscio di qualcun altro.

Credo che non si invecchi nella vita, semplicemente ci si ferma, ed “alle volte”, aggiungo io, si ristagna, solo riaprendo il dialogo con il proprio inconscio ci si permette di riprendere l’esplorazione, si ritorni a vivere le sensazioni e le emozioni che la vita ci riserva, ci si senta nella propria identità e magicamente ci si ritrovi al punto di partenza e la si conosca per la prima volta.

Marco Chisotti

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