lanciaIl Codice delle Idee

In termini più specifici, un meme sarebbe “un’unità auto-propagantesi” di evoluzione culturale multilevel, analoga a ciò che il gene è per la genetica.Tuttavia il concetto di meme è stato accolto abbastanza freddamente nelle scienze che si occupano specificamente della cultura e della sua trasmissione e modificazione, perché non facilmente validabile scientificamente, anche se la memetica può essere considerata a pieno titolo come una protoscienza interdisciplinare che indaga i modelli evolutivi sul trasferimento di informazioni, di conoscenza e delle preferenze culturali. Essa ipotizza che, analogamente ai modelli standard biologici che spiegano la somiglianza fra generazioni con i geni, così si possono spiegare le “eredità culturali” attraverso replicatori chiamati memi. Si possono ipotizzare dei memi personali che contengano informazioni individuali di esperienze che vengano trasmessi secondo una discendenza nord\sud (padre/figlio) ma anche est\ovest (amici, conoscenti): in questo secondo caso si può ottenere una contaminazione trasversale che a sua volta può generare una pandemia culturale ( si pensi al fenomeno dei modi di vestire o dei cellulari).
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Tormentoni, Mutazioni

Un meme dunque può essere parte di un’idea, una lingua, una melodia, una forma, un’abilità, un valore morale o estetico; può essere in genere qualsiasi cosa possa essere imparata e trasmessa ad altri.

Al pari dell’evoluzione genetica, anche l’evoluzione memetica non può avvenire senza mutazioni. La mutazione produce varianti ed errori, ma solo le più  adatte si replicano: esse diventano più comuni ed aumentano la loro capacità di replicarsi ulteriormente come, ad esempio del linguaggio, la scrittura, l’alfabeto Braille, la lingua dei segni, eccetera.

Persino i cosiddetti “tormentoni” generati dai mass-media o estrapolati da film, videogiochi, discorsi pubblici sono da considerarsi memi capaci di diffondersi e mutare; dunque il meme può essere considerato come una qualsiasi parte di informazione che venga impiantato da una mente in un’altra. Questa interpretazione è più simile all’idea dell’infezione da virus: prova della sua importanza la osserviamo nella sensibilità culturale degli aggiornatori dei dizionari: al di là degli accademici della crusca, questi letterati incrementano con nuovi vocaboli e derivati le interpretazioni della cultura corrente.

Secondo Dawkins le culture possono evolversi in maniera analoga a come si evolvono le popolazioni e gli organismi viventi. Molte delle idee che passano da una generazione alla successiva possono aumentare o diminuire le possibilità di sopravvivenza della generazione che le riceve che a sua volta potrà ritrasmetterle. Ad esempio, più culture possono sviluppare un proprio progetto ed un proprio metodo per realizzare un utensile, ma quella che avrà sviluppato i metodi più efficaci avrà più probabilità di prosperare e svilupparsi sulle altre; col passare del tempo una sempre maggiore parte della popolazione adotterà quindi tali metodi perpetrando il meme relativo.

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Rispecchiamenti perpetui

Una caratteristica dunque fondamentale del meme è quella di venire diffuso per imitazione, attraverso i neuroni specchio. Quando l’imitazione fece la sua comparsa nell’evoluzione umana, si rivelò essere un buon sistema per aumentare le possibilità di ogni individuo di riprodursi geneticamente e culturalmente: in effetti i modelli educativi genitoriali vengono trasmessi ai figli per imitazione, ottenendo in seguito negli stessi, modelli che, a loro volta trasmetteranno dopo variazioni ed integrazioni. In questo contesto, imitare significa sostanzialmente importare informazione dall’ambiente nel proprio cervello tramite gli organi di senso. L’ambiente può essere inanimato – come un libro – o più spesso un altro essere umano, da cui l’informazione viene presa e ri-eseguita. Dal momento che i memi si propagano per imitazione da un individuo ad un altro, essi non possono esistere senza cervelli sufficientemente sviluppati da discernere gli elementi fondamentali del comportamento da copiare (cosa copiare e perché) e da capirne i potenziali vantaggi o svantaggi, fatto salvo il libero arbitrio della scelta insita nelle persone.

Sia i geni che i memi possono perciò sopravvivere più a lungo del singolo organismo che li reca in sé, anche per centinaia di migliaia di anni. Un meme utile può propagarsi da un individuo ad un altro per tempi molto lunghi dopo la sua comparsa: ciò dipende da elementi plurifattoriali (quali la critica, la persuasione, la moda o la pressione del gruppo ecc.). Tra le modalità con cui un meme si propaga si annoverano ad esempio la dimostrazione che un’idea o una tecnica sono utili, o il proporre una soluzione probabile o possibile ad un problema senza che sia possibile verificarlo, ma che offra una speranza alle generazioni future; le minacce velate che legano attraverso doppi legami (ad esempio, il non fare questo ti porterà disgrazie) e la ricompensa verso coloro che lo diffondono.

Senza Scopo

 Come un gene, un meme non persegue alcuno scopo prefisso né in bene, nè in male. Semplicemente, o viene replicato, oppure no. Esempi di memi abbondano: dalla trasmissibilità delle barzellette alle esportazioni transgenerazionali di manufatti tecnologici, ai proverbi, alle esperienze varie, anche quelle vissute nell’ipnosi regressiva. Come nella trasmissione genetica, anche i memi possono alterarsi per influenze personali, culturali o esterneed il fatto stesso che esistano non vuol dire infatti che queste esperienze vengano di fatto poste in essere dagli individui: talvolta tali informazioni restano nel patrimonio personale della persona ad uno stato potenziale e non verranno mai attivate magari per un certo numero di generazioni.

L’ipotesi scientifica del meme nacque nel 1981: i biologi Charles J. Lumsden e Edward Osborne Wilson pubblicarono il libro Genes, Mind, and Culture: The Coevolutionary Process in cui presentano la teoria di una co-evoluzione di geni e cultura. Evidenziarono che le unità fondamentali della cultura devono corrispondere biologicamente a delle reti di neuroni che fungono da nodi della memoria semantica. Wilson successivamente adottò il termine meme come migliore nome possibile per definire tali unità fondamentali di eredità culturale e sviluppò il ruolo fondamentale dei memi nell’unificare le scienze naturali e le scienze sociali nel suo libro Consilience: The Unity of Knowledge.

Identità e Trasmissione

Una teoria affascinante può essere quella legata al fatto che poiché non possiamo prescindere dal nostro corpo biologico, ogni pensiero ogni esperienza viene trasdotta in un impulso elettro-biochimico; se l’emozione che viviamo associata all’esperienza è abbastanza forte, essa impronta una rete neuronale lasciandola funzionalmente più in evidenza. Se ad esempio siamo coinvolti nell’incendio di un edificio e rischiamo la vita, l’esperienza è talmente marcata che creiamo un “file” molto speciale nel nostro cervello. Tale informazione, codificata a livello proteico, potrebbe essere trasmessa attraverso il codice genetico a generazioni future (non per nulla il bambino tituba di fronte al fuoco, manifestando una prudenza ancestrale) o trasversalmente: l’assistere ad una esperienza di morte di una persona amata, può essere vissuta come sulla propria pelle, con un tourbillon tale di emozioni da pensare di riviverla in determinate circostanze: questa potrebbe essere una plausibile interpretazione dell’ipnosi regressiva. Tali esperienze possono restare nascoste o attivarsi a comando o in determinate circostanze ambientali. Compito della nostra intelligenza è quella di gestire tali esperienze, sapendo distinguere quelle utili da quelle inutili:

 ”L’intelligenza è utile per la sopravvivenza se ci permette di estinguere una cattiva idea prima che la cattiva idea estingua noi” (K.Popper).

Tuttavia la resistenza ai memi è tutt’altro che naturale, nonostante la società attuale (che fra l’altro può anch’essa essere considerata un meme) spinga all’acquisizione di questa. L’ignoranza in alcune culture è infatti considerata una virtù – in particolare l’escludere certe tentazioni che la cultura crede disastrose se perseguite da molti individui, può essere considerata il limitatore funzionale alla preponderanza memica, ed un sistema per vagliare le informazioni.

Antonello Musso

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